lunedì, Settembre 14

Mario Roggero resta in carcere: il Tribunale di Sorveglianza respinge l’istanza di differimento in attesa della grazia

Mario Roggero resta in carcere a Bollate. Il Tribunale di Sorveglianza di Torino ha sciolto la riserva, rigettando l’istanza relativa al differimento della pena in attesa della decisione sulla grazia.

Il settantaduenne gioielliere di Grinzane Cavour è stato condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione per il duplice omicidio dei rapinatori entrati nella sua attività il 28 aprile 2021 e per il tentato omicidio del terzo complice.

Cosa chiedeva la difesa

L’istanza, presentata dal difensore Stefano Marcolini, puntava a ottenere una sospensione della detenzione in attesa dell’esito della domanda di grazia avanzata al Capo dello Stato dalla moglie, Mariangela Sandrone.

Il collegio giudicante — presieduto da Marco Viglino, con giudice relatore Eleonora Carsana — ha però respinto la richiesta con un’ordinanza ampiamente motivata.

Il principio alla base della decisione

Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato in via definitiva per l'omicidio dei rapinatori

Il senso complessivo del provvedimento è sintetizzabile in un punto: la decisione spetta esclusivamente al Capo dello Stato e non compete alla magistratura anticiparne gli effetti.

Secondo il tribunale, il differimento in attesa della grazia costituisce una «ipotesi residuale, quasi del tutto priva di elaborazione giurisprudenziale», pensata soprattutto per evitare che un eventuale provvedimento di clemenza risulti tardivo, in particolare nel caso di pene brevi.

Le origini dell’istituto giuridico

I giudici ricordano che tale strumento nasce storicamente per fronteggiare «improvvise evenienze di natura eccezionale», come le condizioni di salute particolarmente gravi del condannato o di un suo stretto congiunto.

Situazioni, precisano, che per qualche ragione non risultino già coperte dalle norme di ordinaria applicazione.

«Una quasi irrispettosa intrusione»

Il passaggio centrale dell’ordinanza riguarda il rapporto tra discrezionalità presidenziale e ruolo della magistratura di sorveglianza.

Accogliere l’istanza, spiegano i giudici, presupporrebbe elementi «così evidenti, accentuati ed incontestabili» da suggerire l’opportunità di quella che definiscono «una quasi irrispettosa intrusione della magistratura di sorveglianza in un ambito che costituisce prerogativa esclusiva del Capo dello Stato».

Una valutazione che, in sostanza, verrebbe altrimenti anticipata dai magistrati.

Il riferimento al dibattito pubblico

Il tribunale sottolinea anche la forte eco della vicenda, ricordando come si tratti di un caso «estremamente divisivo anche a livello di opinione pubblica».

Proprio per questo, osservano i giudici, solo la Presidenza della Repubblica potrà definire la questione «con insindacabile razionalità e giusto equilibrio».

Il passaggio sulla reazione dell’aggredito

Nell’ordinanza trova spazio anche una riflessione sul merito. Pur essendo stato escluso che l’azione integri gli elementi costitutivi della legittima difesa, i giudici riconoscono che «non si possa misurare la reazione di una persona ingiustamente aggredita con la precisione del bilancino da farmacista».

Viene richiamata l’ipotesi astratta di «una sorta di shock emotivo» capace di indurre a condotte inconsulte. Ciò nonostante, concludono, «nulla legittima un preventivo intervento sospensivo di natura giudiziale».

Il paradosso evidenziato dai giudici

L’ordinanza segnala infine un aspetto tecnico che potrebbe rivelarsi controproducente per lo stesso richiedente.

Qualora il Capo dello Stato decidesse di far incidere l’atto di clemenza solo su una porzione della pena, la sospensione invocata risulterebbe «pregiudizievole», sottraendo una quota di pena effettivamente espiata e posticipando così il raggiungimento dei requisiti temporali per i benefici penitenziari.

Cosa succede adesso

La domanda di grazia resta pendente. Nel presentarla, la moglie aveva scritto che, vista l’età del marito, la condanna rappresenterebbe «una sorta di ergastolo».

Intanto è prevista a Milano un’analoga udienza sul differimento della pena, alla quale Roggero parteciperà in presenza.