Il futuro di Enrico Mentana alla direzione del Tg La7 è tornato al centro del dibattito televisivo. Il contratto del giornalista scade il 31 dicembre e, stando alle sue ultime dichiarazioni, la prospettiva di un rinnovo appare oggi tutt’altro che scontata. A riportare la ricostruzione è il Secolo d’Italia, che collega la situazione a un passaggio pubblico avvenuto qualche settimana fa e destinato ad avere strascichi.
Nel corso di un’intervista pubblica, Mentana aveva definito La7 come «la tv anti-Meloni», aggiungendo che a suo giudizio la rete si è caratterizzata come «la nuova RaiTre», con un’identità forte e riconoscibile.
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Un’osservazione che aveva fatto discutere e che, secondo la lettura del quotidiano, non sarebbe stata casuale: rifletterebbe piuttosto una riflessione più ampia del direttore sui criteri deontologici e sull’equilibrio complessivo della linea editoriale della rete.
La posizione dell’editore
La reazione dell’editore Urbano Cairo non si è fatta attendere. L’imprenditore ha dichiarato di non aver condiviso le parole del proprio direttore, pur lasciando aperta la porta al dialogo.
«Abbiamo tutto il tempo per confrontarci e trovare un accordo, anche se la pensiamo diversamente, non significa che non si possa proseguire insieme», aveva affermato Cairo pochi giorni fa.
Una formula distensiva, ma che secondo la ricostruzione del Secolo d’Italia non sarebbe stata accompagnata da iniziative concrete per trattenere il direttore.
Le parole di Mentana
Più netto il diretto interessato. Intervistato dal Foglio, Mentana ha spiegato: «Onorerò il contratto, come mi è stato chiesto, pregato di fare, personalmente, da Urbano Cairo, fino alla fine di dicembre. La fine del mio contratto. Dopo che ho finito, deciderò».
Alla domanda su un’eventuale volontà dell’editore di trattenerlo, la risposta è stata ancora più esplicita: «Cairo sapeva tutto. Quello che avevo da dire l’ho detto a Dogliani e non mi sembra mi sia stato chiesto di restare da parte di Cairo».
Parole che, secondo diversi osservatori, lasciano intravedere una separazione ormai prossima, seppur non ancora formalizzata.
L’assenza alla cena di gala
A rafforzare le letture sul raffreddamento dei rapporti c’è un dettaglio non passato inosservato negli ambienti televisivi: il direttore del Tg La7 era assente a Milano durante la cena di gala della rete, andata in scena due giorni fa.
Un’assenza che, in contesti di questo tipo, viene abitualmente interpretata come un segnale. Anche se, va precisato, nessuna comunicazione ufficiale è stata diffusa in merito.
Le ipotesi sul futuro
Sul possibile approdo successivo circolano al momento soltanto indiscrezioni. Secondo alcune ricostruzioni riportate dal Secolo d’Italia, il nome del giornalista sarebbe accostato a Repubblica, ma si tratta per ora di scenari non confermati da alcuna delle parti coinvolte.
Quel che appare certo è che il quadro si chiarirà soltanto dopo la scadenza contrattuale di fine anno. Fino ad allora, come lui stesso ha dichiarato, Mentana resterà alla guida del telegiornale.
Un caso che va oltre il singolo giornalista
Al di là dell’esito individuale, la vicenda apre un tema più ampio e ricorrente nel panorama dell’informazione italiana: quello del rapporto tra direttori di testata ed editori, e dei margini di autonomia nel commentare pubblicamente la linea complessiva della rete per cui si lavora.
Un equilibrio delicato, che periodicamente torna a essere discusso e che in questo caso ha assunto contorni particolarmente visibili, complice la notorietà dei protagonisti e la centralità del tema toccato.
Per una risposta definitiva, in ogni caso, bisognerà attendere i prossimi mesi.