lunedì, Agosto 3

Caldo estremo, l’allarme del climatologo Mercalli: “Il peggio deve arrivare, decine di migliaia di vittime in Europa”

Le ondate di calore prolungate e asfissianti non sono più un’eccezione, ma la nuova normalità. È il punto di partenza dell’analisi del climatologo Luca Mercalli, che in un’intervista al Messaggero traccia un quadro tutt’altro che rassicurante del presente e del futuro.

Il messaggio di fondo, però, non è solo pessimista: le soluzioni esistono, sostiene, a patto di avere il coraggio di metterle in pratica.

“Non è un evento eccezionale”

Un termometro urbano durante un'ondata di calore in una città italiana

Siamo alla quarta ondata di calore dell’estate. Ma per Mercalli continuare a considerarla un’anomalia è un errore di prospettiva.

«Noi climatologi raccontiamo questo trend dal 2003, l’estate del caldo record che quest’anno potrebbe essere superata nei valori», spiega. «Ci sorprende perché è la quarta ondata, ma negli ultimi anni episodi di caldo africano si sono ripetuti con grande frequenza».

Il vero problema, secondo il climatologo, è che ogni volta ci si stupisce senza concentrarsi sulle cause, cioè il riscaldamento globale: un tema che «continua a non entrare davvero nella testa della politica, dell’economia e, spesso, anche della società».

Perché se ne parla solo durante le emergenze

La risposta di Mercalli è tanto semplice quanto amara: «Perché quando a ottobre torna il fresco sembra che il problema sparisca».

In realtà, sottolinea, il cambiamento climatico richiede l’applicazione degli accordi di Parigi e un cambiamento radicale dell’approccio mondiale all’ambiente. «Se non riduciamo le emissioni di gas serra, il futuro sarà ancora peggiore: anno dopo anno le temperature continueranno a salire».

La scelta di trasferirsi in montagna

Da dieci anni il climatologo vive in montagna, e il dato che riporta è eloquente: «Ieri avevo 30 gradi a 1.650 metri, mentre a Torino ce n’erano 38».

Anche la montagna si scalda, ammette, «ma almeno offre condizioni di vita più sopportabili: di notte fa fresco e basta aprire le finestre per respirare».

Sulle ragioni della scelta è diretto: «Lavorando da anni con questi dati, mi è sembrato coerente utilizzarli anche per pianificare il mio futuro». Ha raccontato quella decisione in un libro per due motivi: dimostrare che chi parla di clima deve essere il primo a dare l’esempio, e aiutare chi sta valutando un percorso simile. In Italia, ricorda, il 35% del territorio è montano.

Mitigazione e adattamento: le due strade

Quali dovrebbero essere le priorità della politica? Le strategie, spiega Mercalli, sono due.

La prima è la mitigazione: ridurre le emissioni attraverso energie rinnovabili, risparmio energetico, mobilità elettrica e le pratiche della green economy.

La seconda è l’adattamento: «Ormai il caldo c’è e dobbiamo imparare a conviverci, rendendo le città più vivibili».

Cosa significa adattarsi in concreto

Le indicazioni sono precise: aumentare il verde urbano, realizzare rifugi climatici per le persone più fragili — «soprattutto gli anziani che non possono permettersi il condizionatore» — e ripensare l’urbanistica per limitare gli effetti del caldo e degli eventi estremi.

Sul perché la politica dedichi poca attenzione al tema, la risposta è netta: «Perché il tema interessa le persone, ma non genera consenso elettorale. La politica spesso risponde ad altri interessi, che raramente coincidono con quelli ambientali».

“Faceva caldo anche negli anni Settanta”: la replica

C’è poi l’obiezione che ricorre puntualmente a ogni ondata di calore. Mercalli non lascia margini: «Sono affermazioni false. Le serie storiche dimostrano chiaramente che ciò che stiamo vivendo oggi è senza precedenti».

E aggiunge una precisazione metodologica: «Spesso vengono mostrati termometri appesi ai muri o alla farmacia, ma quelli non sono dati scientifici. Il clima si studia con le stazioni meteorologiche professionali e con i dati satellitari, non con immagini costruite per creare confusione».

Settembre sarà come luglio?

Sulla domanda che molti si pongono, la risposta è prudente. «Tutto è possibile, ma al momento non possiamo fare previsioni. Andare oltre i dieci giorni sarebbe soltanto una speculazione».

Il riscaldamento globale continuerà, questo è certo. Ma prevedere oggi il tempo in Italia tra uno o due mesi, chiarisce, non è scientificamente possibile.

Il rischio di abituarsi

Il passaggio più duro riguarda i limiti fisiologici. «Il corpo umano ha dei limiti. Quando si supera una certa soglia si entra nello stress ipertermico e si può morire».

La stima del climatologo è preoccupante: «È probabile che anche quest’estate si registrino in Europa decine di migliaia di vittime legate al caldo». Il problema, aggiunge, è che «questi dati vengono elaborati mesi dopo e, quando arrivano, non fanno più notizia».

Nessuna soluzione semplice

Non esiste una singola risposta, avverte Mercalli: «È il problema più grande della storia dell’umanità e richiede un cambiamento complessivo del sistema economico, della produzione energetica e dell’uso del territorio».

E sull’ottimismo? La conclusione è pragmatica: «L’ottimismo arriverà quando vedrò i fatti. Oggi le emissioni continuano a crescere e investiamo più risorse nelle armi che nei pannelli solari. Quando inizieremo davvero a ridurre le emissioni, allora sì, ci sarà qualcosa da festeggiare».