martedì, Agosto 4

Mario Roggero in carcere, il racconto della moglie: la cella condivisa, le telefonate e i primi rapporti con gli altri detenuti

Mario Roggero, il gioielliere condannato per la sparatoria avvenuta nella sua attività di Grinzane Cavour, avrebbe condiviso una cena in carcere con Massimo Bossetti, detenuto per l’omicidio di Yara Gambirasio.

A raccontare alcuni aspetti della sua quotidianità dietro le sbarre è la moglie Mariangela Sandrone, che in un’intervista al Giornale ha descritto le condizioni di vita del marito e i primi rapporti instaurati con gli altri reclusi.

La cena in cella

Secondo il racconto della donna, Roggero avrebbe trascorso una serata conviviale insieme a Bossetti e ad altri detenuti.

«A quello che so hanno mangiato una pizza. Forse l’ha preparata il nuovo compagno di cella di Mario, un signore che è finito dietro le sbarre per narcotraffico. Ora fa il cuoco della compagnia e divide la cella con mio marito», ha spiegato Sandrone.

Il carcere di Bollate, dove Mario Roggero sta scontando la condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi

Com’è fatta la cella

Particolarmente dettagliata la descrizione degli spazi in cui si svolge la detenzione: «Una cella come tante. Lunga circa tre metri e mezzo e larga un po’ meno di tre. Ci stanno in due».

La moglie entra poi nel dettaglio: «Dallo spazio che vi ho descritto togliete quello coperto dalle due brande, diciamo un metro per due ogni branda, e vedete che resta un corridoio stretto stretto di un centinaio di centimetri».

Resta poi quello che definisce uno «spazio living»: «Un rettangolo di circa quattro metri quadrati, dove si sistemano gli armadietti, il cucinino, la televisione e tutto il resto».

Il caldo e le condizioni ambientali

Un capitolo a parte riguarda le condizioni climatiche di queste settimane. L’aria, racconta, «viene dalla finestrella con le sbarre. Un filo. La temperatura in questi giorni sale. Sapete, in carcere non c’è mica l’aria condizionata».

Nonostante questo, Sandrone tiene a ridimensionare: «Non pensate che mio marito sia finito all’inferno. No, lo dicono tutti: questa è la migliore galera d’Italia».

Il “privilegio” concesso di recente

Dal racconto emerge anche una novità nella routine quotidiana del detenuto. «Non si lamenta. Proprio l’altro giorno gli è stato concesso un privilegio», riferisce la moglie.

Si tratta della possibilità di utilizzare per qualche ora al giorno «un ufficietto, che è vicino alla cella, nel quale può lavorare».

Il nodo delle telefonate

Il passaggio più amaro dell’intervista riguarda i contatti con l’esterno, limitati a dieci minuti al giorno.

«Mario le fa quasi tutte a me. Però in dieci minuti non riesci a dirti niente», racconta Sandrone. «Mentre parli senti il tic tic del cronometro che corre e volge al termine. In genere quando cade la telefonata ti accorgi che non sei riuscita neanche a salutarlo».

Una testimonianza che, al di là del caso specifico, restituisce uno spaccato concreto della quotidianità detentiva e delle difficoltà legate al mantenimento dei rapporti familiari durante la reclusione.