giovedì, Agosto 6

Delmastro, la Camera nega l’accesso alle chat: la protesta di AVS con gli occhi bendati in aula

La Camera dei deputati ha votato contro l’autorizzazione all’acquisizione delle chat dell’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro con Mauro Caroccia, indicato dagli inquirenti come presunto prestanome del clan Senese. Il voto, avvenuto mercoledì 5 agosto, ha dato il via a un acceso confronto in aula.

A tenere banco, più del merito, è stata la forma della protesta messa in scena dai deputati di Alleanza Verdi e Sinistra.

La protesta di AVS con gli occhi bendati

A illustrare la posizione del gruppo è stata la deputata Elisabetta Piccolotti, che ha contestato la scelta della maggioranza sostenendo che non si possa, con quel voto, negare agli italiani la possibilità di conoscere gli atti. Al termine dell’intervento i deputati di AVS, tra cui Angelo Bonelli, si sono coperti gli occhi con delle bende, in segno di protesta simbolica.

Il gesto è stato interrotto dalla presidenza di turno, che ha richiamato i deputati invitandoli a porre fine alla manifestazione all’interno dell’emiciclo.

L’attacco della maggioranza

La reazione di Fratelli d’Italia è arrivata poco dopo, soprattutto sui social, con toni ironici. Il partito di governo ha liquidato l’iniziativa come una messinscena, sostenendo che la protesta servisse a mascherare le divisioni interne all’opposizione più che a evidenziare un problema reale.

Il riferimento polemico era alle tensioni nel cosiddetto “campo largo”, il perimetro delle forze di opposizione che su diversi dossier fatica a trovare una linea comune.

Il contesto: il caso Delmastro

Al centro della vicenda c’è la richiesta di acquisire le comunicazioni di Delmastro nell’ambito di un procedimento giudiziario. Con il voto contrario, la maggioranza ha negato l’autorizzazione, ritenendo non sussistenti le condizioni per l’accesso agli atti.

Va ricordato che Delmastro è coinvolto in un procedimento nel quale vige, come per ogni indagato, la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva. Le posizioni delle parti restano nettamente contrapposte: per l’opposizione il diniego rappresenta un modo per sottrarre elementi al vaglio pubblico, mentre per la maggioranza si tratta del rispetto delle garanzie previste dalla procedura.