Giuseppe Conte è il leader del campo progressista che raccoglie il sentiment più favorevole nelle conversazioni online. È il risultato principale di un rapporto realizzato da Spin Factor in esclusiva per Adnkronos, relativo al periodo compreso tra l’11 luglio e il 10 agosto 2026. Il presidente del Movimento 5 Stelle si attesta al 32,2% di sentiment positivo, davanti alla segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, al 27,6%.
Che cosa misura davvero questa rilevazione

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Prima dei numeri serve una precisazione, perché è quella che rende leggibile tutto il resto. Non si tratta di un sondaggio. Non è stato somministrato alcun questionario a un campione rappresentativo di elettori, e non è stata posta alcuna domanda sull’intenzione di voto.
Si tratta di social listening: un’analisi automatizzata, in questo caso condotta con una piattaforma basata su intelligenza artificiale, che raccoglie i contenuti pubblicati sui social network relativi a determinate figure e li classifica come favorevoli, sfavorevoli o neutri. Il risultato descrive il tono delle conversazioni pubbliche online, non le preferenze dell’elettorato.
La differenza non è accademica. Chi partecipa attivamente alle discussioni politiche sui social è una minoranza autoselezionata, più giovane, più politicizzata e con una distribuzione territoriale diversa da quella del corpo elettorale. Un dato di sentiment può quindi divergere in modo anche vistoso dalle intenzioni di voto, e i due indicatori non sono interscambiabili.
La classifica del sentiment
Chiuso questo capitolo, i numeri restano interessanti. Sul terzo gradino del podio si colloca la sindaca di Genova Silvia Salis, con il 25,7%, pur non essendo formalmente in corsa per una candidatura.
Il dato più significativo riguarda proprio la presenza di figure civiche nelle posizioni alte. Subito dietro Salis si trova Alessandro Onorato, leader di Progetto civico Italia e assessore capitolino ai Grandi eventi, con il 24,5%, seguito dal sindaco di Napoli Gaetano Manfredi con il 24%. Tre amministratori locali, quindi, davanti a tutti i segretari di partito con l’eccezione dei primi due.
Tra i leader di partito il primo è Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana, al 20,5%, che precede il segretario socialista Enzo Maraio al 19,8%, il presidente di Italia Viva-Casa Riformista Matteo Renzi al 19,3%, e infine Riccardo Magi di +Europa e Angelo Bonelli, co-portavoce di Avs, entrambi al 18,3%.
Il divario nelle interazioni
Sul volume complessivo di interazioni il distacco è ancora più netto: Conte ne totalizza oltre 2,2 milioni, contro le 567mila di Schlein, le 455mila di Renzi, le 374mila di Fratoianni e le 310mila di Salis.
Anche qui vale una cautela: il volume di interazioni misura l’ampiezza della conversazione, non il consenso. Un contenuto molto commentato può esserlo perché condiviso o perché contestato, e i due casi producono lo stesso numero. Le due metriche vanno lette insieme: nel caso di Conte, sentiment alto e volume alto convergono, il che rende il dato più solido.
Cosa suggerisce, e cosa no
Il quadro fotografa un’area progressista in cui la leadership online non coincide con la geografia dei partiti. Che tre amministratori locali si collochino in posizione così alta segnala una domanda di figure percepite come meno legate alle dinamiche di apparato — un fenomeno ricorrente nella comunicazione politica digitale, dove i sindaci beneficiano di una relazione più concreta e meno ideologica con il pubblico.
Sulla contesa tra i due principali leader le letture sono divergenti. C’è chi vi legge un vantaggio strutturale del Movimento 5 Stelle nella comunicazione digitale, costruito nel corso di un decennio e mai realmente eroso; e chi osserva che la comunicazione social premia posizioni nette e che un partito di governo, o candidato a governare, paga inevitabilmente un tono più istituzionale. Entrambe le letture sono compatibili con i dati disponibili.
Un limite del rapporto va infine dichiarato: la rilevazione riguarda esclusivamente il campo progressista. Non sono disponibili dati comparabili sui leader di centrodestra nello stesso periodo e con la stessa metodologia, quindi qualsiasi confronto trasversale sarebbe privo di fondamento. I numeri descrivono una competizione interna, non un rapporto di forza tra schieramenti.