Futuro Nazionale, il partito fondato da Roberto Vannacci, ha pubblicato l’11 agosto la prima parte della propria “Base Ideologica e Programmatica” per il periodo 2027-2037. Il capitolo più esteso è il quinto, intitolato “Assimilazione e Remigrazione”, e si articola in un piano da 22 punti.
Il documento arriva a circa due mesi dal congresso fondativo del movimento. Nell’annunciarlo, Vannacci lo ha presentato come il risultato di un confronto con gli iscritti e ha precisato che si tratta di una prima tranche: il resto, ha spiegato, sarà sviluppato dalle Direzioni e dai Dipartimenti del partito. Non è quindi il programma elettorale completo, ma la cornice valoriale su cui verrà costruito.
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Che cosa intende Futuro Nazionale per remigrazione

Il termine, entrato nel lessico della destra identitaria europea negli ultimi anni, non ha una definizione giuridica. Nel documento indica un insieme di misure che vanno dal controllo delle frontiere fino al ritorno nel Paese d’origine di persone già residenti in Italia.
L’aspetto che distingue il testo dal dibattito degli ultimi anni è il perimetro. Il partito dichiara di opporsi non solo agli ingressi irregolari, ma anche all’immigrazione di massa “anche se regolare” e a quella proveniente da culture che considera incompatibili con quella italiana, definita nel testo come “greca, romana e cristiana”. Il documento sostiene che circa il 12% dei residenti in Italia non sia italiano dalla nascita: è un dato riportato dal partito, non una rilevazione ufficiale citata nel testo.
Frontiere, Ong e procedure di espulsione
Sul fronte degli arrivi, il piano propone il divieto di navigazione nelle acque territoriali per i flussi migratori irregolari e l’obbligo di autorizzazione preventiva per l’attracco nei porti, con l’invito alle imbarcazioni ad approdare altrove. Prevede inoltre pattugliamenti rafforzati con droni di sorveglianza e sistemi radar, e nuove fattispecie di reato per le organizzazioni non governative che effettuano soccorsi in mare, estese ad armatori e proprietari, con pena detentiva in caso di recidiva.
Altri punti si sovrappongono a politiche già perseguite dal governo in carica, come i centri per l’esame delle domande d’asilo in Paesi terzi tramite accordi bilaterali. Il documento aggiunge che le visite mediche dovrebbero essere affidate al personale sanitario militare e che l’età dei minori non accompagnati andrebbe accertata con esami auxologici e radiografici.
Sul piano delle espulsioni, il testo chiede rimpatri immediati per i richiedenti asilo la cui domanda sia stata respinta e l’espulsione dello straniero che commetta reati a prescindere dall’inserimento lavorativo e dalla presenza di figli minori in Italia. I ricongiungimenti familiari verrebbero concessi solo in casi eccezionali, subordinati ad anni di permanenza, reddito adeguato e contribuzione fiscale.
La proposta sulla cittadinanza
È il punto su cui si concentra il dibattito. Per richiedere la cittadinanza servirebbero venti anni di residenza regolare, una padronanza dell’italiano di livello C1, l’assenza di condanne penali e la sottoscrizione di una dichiarazione di assimilazione alla civiltà “greca, romana e cristiana”.
Il documento prevede inoltre che una condanna per reati violenti costituisca causa di revisione successiva del riconoscimento, con conseguente possibilità di espulsione del cittadino naturalizzato. Il partito apre esplicitamente, dove necessario, a una modifica costituzionale.
I nodi giuridici sollevati
Diverse misure toccano vincoli di rango sovranazionale. Il respingimento in mare si confronta con il principio di non-refoulement sancito dalla Convenzione di Ginevra e con gli obblighi di soccorso previsti dal diritto del mare. L’esclusione dei non cittadini da prestazioni come la Naspi intercetta il principio di non discriminazione. La revoca della cittadinanza, secondo la dottrina prevalente, incontra il divieto di produrre apolidia.
Sono obiezioni che il partito conosce e che affronta rivendicando la sovranità nazionale sulla determinazione degli ingressi come principio non delegabile a decisori esterni.
Il nodo del lavoro
Il testo riconosce l’esistenza di settori in cui manca manodopera italiana e propone due risposte: sgravi contributivi per le assunzioni in quei comparti, finanziati con le risorse che il partito stima di risparmiare dalle politiche di remigrazione, e una stretta sull’indennità di disoccupazione, condizionata all’accettazione di qualsiasi impiego compatibile con le condizioni del richiedente.
Resta da vedere quale sarà la seconda parte del documento e quanto di questo impianto reggerà il confronto con gli alleati potenziali di area. È su quel passaggio, più che sui 22 punti, che si misurerà il peso reale della proposta.