Dal 12 agosto 2026, entra in applicazione generale il Regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, noto con la sigla PPWR. È la riforma europea più ampia del settore da oltre trent’anni. E davanti agli scaffali del supermercato, oggi, non se ne accorgerà nessuno.
Non è una contraddizione: è il modo in cui funziona la norma. Il PPWR agisce a monte, su chi progetta, produce e immette sul mercato le confezioni. Gli effetti visibili nel carrello arriveranno per accumulo, nell’arco dei prossimi anni.
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Che cos’è il PPWR e perché conta

L’acronimo sta per Packaging and Packaging Waste Regulation. Il testo era già formalmente in vigore dall’11 febbraio 2025, ma le sue disposizioni si applicano da oggi, dopo diciotto mesi di transizione.
La differenza rispetto al passato è giuridica ma sostanziale. Fino a ieri il quadro europeo si reggeva su una direttiva del 1994, che ogni Stato recepiva con una propria legge nazionale, con inevitabili differenze da Paese a Paese. Un regolamento, invece, è direttamente applicabile in tutti i ventisette Stati membri, senza recepimento e senza margini nazionali. Le regole sulla progettazione, sulla composizione e sulla riciclabilità delle confezioni diventano le stesse ovunque.
Che cosa scatta davvero oggi
La misura più immediata riguarda gli imballaggi destinati al contatto con gli alimenti. Da oggi non possono essere immessi sul mercato se contengono PFAS — le sostanze per- e polifluoroalchiliche, usate per rendere le confezioni resistenti a grassi e liquidi — in concentrazione pari o superiore alle soglie fissate dall’articolo 5.
I limiti sono tre: 25 parti per miliardo per i PFAS misurati con analisi mirate, 250 parti per miliardo per la somma di quelle analisi, e 50 ppm per i PFAS complessivamente considerati, incluse le forme polimeriche. Sopra i 50 mg/kg di fluoro totale scattano obblighi di prova documentale lungo la filiera.
Insieme ai PFAS entra in applicazione il limite sui metalli pesanti: la somma delle concentrazioni di piombo, cadmio, mercurio e cromo esavalente non può superare i 100 mg/kg nei materiali e componenti di imballaggio. Questo vale per tutte le confezioni, non solo per quelle alimentari, e comporta la predisposizione di documentazione tecnica di conformità.
Le confezioni già sugli scaffali vanno ritirate?
No, ed è il punto su cui si genera più confusione. Il criterio giuridico non è la data di produzione ma quella di immissione sul mercato: ciò che è già stato immesso prima di oggi resta legittimamente in vendita e non deve essere ritirato.
Attenzione però alla lettura opposta: per gli imballaggi con PFAS il regolamento non prevede un periodo per smaltire le scorte. Merce fabbricata prima di oggi ma non ancora immessa sul mercato non può essere collocata da questo momento in poi. La distinzione è irrilevante per chi fa la spesa, decisiva per chi la spesa la rifornisce.
Il nodo italiano sull’etichettatura
Il regolamento prevede un sistema di etichettatura armonizzato a livello europeo, con indicazioni sulla composizione dell’imballaggio e sul conferimento dopo l’uso. Ma quel sistema non parte oggi: la Commissione deve ancora adottare gli atti che ne definiscono formato e modalità.
Nel frattempo, in Italia continua a valere l’obbligo di etichettatura ambientale previsto dal D.lgs. 116/2020, in vigore dal 1° gennaio 2023. Per le imprese italiane, su questo fronte specifico, oggi non cambia nulla.
Il calendario delle cose visibili
Le novità che il consumatore percepirà davvero sono più avanti nel tempo. Dal 2027 i locali con asporto dovranno accettare i contenitori riutilizzabili portati dal cliente. Entro il 1° gennaio 2029 gli Stati membri devono istituire sistemi di deposito cauzionale per le bottiglie di plastica e i contenitori metallici per bevande fino a tre litri, con un obiettivo di raccolta del 90%. Dal 2030 entrano in gioco le classi di prestazione sulla riciclabilità e gli obiettivi di riutilizzo in settori specifici, bevande incluse.
È lì che il carrello cambierà aspetto: meno materiali accoppiati difficili da separare, strutture più semplici, contenitori che tornano indietro invece di finire nel sacco. Oggi si è chiusa solo la porta d’ingresso a ciò che non sarà più ammesso.