mercoledì, Agosto 12

Luca Storti morto a Corniglio per salvare uno scout di 13 anni

Luca Storti, 61 anni, di Salsomaggiore Terme, è morto martedì 11 agosto a Bosco di Corniglio, sull’Appennino parmense, mentre tentava di soccorrere un ragazzo di 13 anni scivolato lungo una scarpata durante un campo scout. Due dei suoi tre figli erano lì, a pochi metri.

Non era un’escursione impegnativa. Nell’area, alle pendici del Monte Tavola, in località Costa degli Spini, intorno agli 840 metri di quota, erano accampate diverse famiglie di Salsomaggiore e gruppi scout. Quello che è accaduto è successo durante una passeggiata nei dintorni delle tende, poco dopo le 13.

Che cosa è successo a Bosco di Corniglio

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, ancora in corso di verifica, il ragazzino si sarebbe allontanato di poco — stando ad alcune ricostruzioni per andare a prendere dell’acqua — ed è scivolato lungo il pendio, finendo nella scarpata dove scorre un piccolo corso d’acqua.

Storti si è avvicinato per raggiungerlo e tirarlo su. Nel farlo ha perso l’equilibrio ed è caduto a sua volta, precipitando più in basso. Uno dei capi presenti ha chiamato il 112 e ha avviato le manovre di rianimazione, proseguite poi dai soccorritori.

Sul posto sono arrivati il Soccorso Alpino, i vigili del fuoco, i carabinieri e il 118, con l’elicottero e il verricello. Per raggiungere i due è stato necessario ricorrere a tecniche alpinistiche. I tentativi di rianimazione sono andati avanti a lungo, ma per Storti non c’è stato nulla da fare: il medico ha potuto solo constatare il decesso. La salma è stata recuperata successivamente, dopo l’autorizzazione del pubblico ministero di turno. Gli accertamenti sulla dinamica sono affidati ai carabinieri, come da prassi.

Le condizioni del ragazzo

Il tredicenne è stato recuperato con la barella portantina e trasferito all’ospedale Maggiore di Parma. Le prime valutazioni parlavano di ferite a una gamba, ma agli accertamenti sarebbe emerso anche un trauma alla testa: è stato ricoverato in terapia intensiva pediatrica in prognosi riservata. Alcune ricostruzioni locali riferiscono che non sarebbe in pericolo di vita. Il quadro clinico non è al momento definito con certezza.

Chi era Luca “Jack” Storti

A Salsomaggiore lo conoscevano tutti come Jack. Nelle prime ore era stato descritto come uno dei capi del campo: non era così. Era un accompagnatore, ed ex capo scout, presente anche perché due dei suoi figli erano coinvolti nelle attività del gruppo.

Laureato in Scienze agrarie all’Università Cattolica, lavorava da anni per un gruppo internazionale nel settore dei prodotti per l’agricoltura e la nutrizione animale. Era stato volontario della Pubblica assistenza di Salsomaggiore, di cui fu presidente dal 1989 al 1995. Il sindaco Luca Musile Tanzi ne ha ricordato la notorietà in città e la passione per la fotografia, ipotizzando che fosse al campo anche per quello.

Allo scoutismo era legata anche la sua vita privata: attraverso quel mondo aveva conosciuto la moglie Paola. A luglio i due avevano celebrato quarantun anni insieme, e lui lo aveva ricordato sui social con poche parole: “41 anni insieme, siamo solo all’inizio”.

Il dolore di due comunità

I due figli presenti al campo hanno appreso quasi subito della morte del padre e sono stati colti da malore: anche per loro è stato necessario il trasporto all’ospedale Maggiore di Parma. Storti aveva tre figli, tra i diciotto e i venticinque anni.

Il cordoglio ha raggiunto anche Fiorenzuola, dove era stato attivo nello scoutismo locale. Il sindaco di Corniglio, Paolo Quagliaroli, arrivato sul posto, ha parlato di ciò che non avrebbe mai voluto vedere. L’amministrazione di Salsomaggiore ha assicurato vicinanza alla famiglia e all’intero gruppo scout.

Perché quei pendii ingannano

È l’aspetto che rischia di sfuggire. I versanti boscosi dell’Appennino settentrionale non hanno l’aspetto della montagna pericolosa: nessuna parete, nessuna esposizione evidente. Ma sotto la lettiera di foglie il terreno resta umido anche d’estate, le radici affiorano, e i canaloni dove scorre l’acqua sono spesso più ripidi e più profondi di quanto appaia dall’alto. Le rocce vicino ai corsi d’acqua sono coperte di muschio e non offrono presa.

È la ragione per cui i soccorritori raccomandano, in caso di caduta in una scarpata, di non scendere per tentare il recupero e di chiamare subito il 112: il rischio concreto è che i soccorritori improvvisati diventino a loro volta persone da soccorrere. Un avvertimento che non toglie nulla al gesto di chi, davanti a un ragazzino caduto, non ha pensato ad altro.