Il gip di Roma Iole Moricca ha confermato la custodia cautelare in carcere per Valter Lavitola, respingendo la ricostruzione fornita dall’indagato nell’interrogatorio di garanzia. Nell’ordinanza le sue dichiarazioni sono definite “fumose, assolutamente generiche e prive di qualsivoglia indicazione concreta suscettibile di riscontro”.
Lavitola aveva ammesso di essere il mandante dell’attentato del 16 ottobre 2025 davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci, sostenendo però di aver agito per far innalzare il livello di protezione del giornalista. Per il giudice quella spiegazione non regge.
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Perché il gip non ha creduto alla versione difensiva

Secondo l’ordinanza il movente indicato dall’indagato non è soltanto inverosimile, ma in contraddizione con quanto emerso dalle indagini. Lavitola avrebbe riferito di aver appreso, poco prima dell’attentato, di un progetto contro l’incolumità di Ranucci riconducibile a un servizio di intelligence straniero, e di essersi mosso per proteggere l’amico. La Procura ha definito quell’elemento privo di riscontro.
Restano quindi, per il giudice, sia il rischio di inquinamento probatorio sia il pericolo di fuga. La difesa sta valutando un nuovo interrogatorio davanti al pubblico ministero e all’inizio della settimana depositerà il ricorso al Tribunale del Riesame.
Il progetto politico raccontato da chi doveva costruirlo
In parallelo emergono dettagli sul progetto che il faccendiere aveva in mente. In un’intervista al Corriere della Sera, il caposervizio di Open Alessandro D’Amato — che aveva lavorato per Lavitola nel 2023 alla raccolta di materiali per un’autobiografia mai realizzata — racconta di essere stato contattato dopo l’attentato per costruire una mailing list destinata a un’ipotetica struttura politica facente capo a Ranucci.
Il punto più rilevante del suo racconto, però, è un altro, e va isolato perché in queste ore si tende a leggerlo al contrario: D’Amato afferma che Lavitola “non mi ha mai detto che Ranucci fosse realmente d’accordo”, e aggiunge di aver considerato quelle idee poco realistiche, avendolo detto direttamente al faccendiere. Del personaggio dà una descrizione precisa: uno che cambiava progetto in continuazione, e che lui non riteneva una fonte affidabile.
La “collaboratrice”: un elemento fragile
Nel racconto compare una donna che Lavitola avrebbe indicato come collaboratrice del giornalista e che avrebbe dovuto fornire gli indirizzi. Qui la prudenza è d’obbligo, perché l’elemento è debolissimo.
D’Amato precisa infatti di non ricordare il nome che gli venne fatto, di non aver mai parlato né incontrato quella persona e di aver soltanto ascoltato una voce femminile durante una telefonata. Alla domanda se fosse certo che si trattasse davvero di una collaboratrice di Ranucci, risponde di non conoscerla e di aver ritenuto plausibile quanto gli veniva detto.
Si tratta dunque di una circostanza riferita da Lavitola a un terzo, mai verificata da chi la racconta. L’intervista integrale è disponibile sul sito del Corriere.
La posizione di Ranucci
Un chiarimento necessario: nel procedimento Ranucci è la persona offesa, e gli inquirenti hanno finora escluso una sua consapevolezza dell’attentato, ritenendolo vittima di una manipolazione.
Sul fronte aziendale, il legale del conduttore, Stefano De Vita, ha reso noto che nell’audizione davanti al Comitato etico della Rai il giornalista avrebbe risposto in modo puntuale a tutte le domande, fornendo elementi in grado di fugare ogni dubbio sulle ricostruzioni relative alla conduzione di Report, definite dal legale infondate e pretestuose.
Le indiscrezioni politiche
Sul piano politico circolano retroscena giornalistici — riportati da Repubblica e Il Messaggero e ripresi da altre testate — secondo cui il nome di Ranucci sarebbe valutato in vista delle prossime politiche sia nel Movimento 5 Stelle sia in una parte del Partito Democratico, con resistenze in altre correnti.

Sono ricostruzioni basate su fonti non identificate, che vanno prese per quello che sono. Ranucci, da parte sua, nega ogni ambizione: a chi lo ha sentito avrebbe ripetuto di non avere progetti politici e di voler continuare a fare il proprio mestiere.
Cosa succede adesso
I passaggi da seguire sono tre. Il ricorso al Riesame della difesa di Lavitola, atteso a inizio settimana. L’esito dell’audit interno della Rai, coordinato con la procura per non interferire con l’inchiesta. E la posizione di Gomes Clesio Tavares, ritenuto l’intermediario con gli esecutori materiali, tuttora latitante, per il quale è stata avviata la procedura di estradizione.
La redazione di Report, intanto, torna al lavoro da lunedì per la nuova stagione.