Si è spenta Emma Bonino, una delle figure più riconoscibili della politica radicale italiana ed europea e fondatrice di +Europa. Aveva 78 anni.
Era stata ricoverata lo scorso 7 settembre a Roma, all’ospedale Santo Spirito, per un’insufficienza respiratoria. Nel corso di cinquant’anni di impegno pubblico ha promosso numerose battaglie civili, ricoprendo incarichi come parlamentare, ministra e commissaria europea.
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Dalle origini a Bra al Partito radicale

Nata a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948, Bonino ha costruito la propria carriera politica al fianco di Marco Pannella, diventando una delle esponenti più note del Partito radicale.
Il suo percorso ha attraversato la lotta per la legalizzazione dell’aborto negli anni Settanta, l’impegno per l’istituzione della Corte penale internazionale tra gli anni Ottanta e Novanta e infine, nel 2017, la fondazione di +Europa.
Gli inizi e l’autodenuncia del 1975
L’ingresso in politica risale al 1975, quando contribuì a fondare a Milano il Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto insieme ad altri esponenti radicali, tra cui Adele Faccio, che la presentò a Pannella.
Nello stesso anno si autodenunciò pubblicamente per procurato aborto, consegnandosi al seggio elettorale della sua città natale: fu il suo primo momento di grande visibilità nazionale, in un periodo in cui l’interruzione di gravidanza era ancora illegale in Italia.
L’elezione alla Camera
Nel 1976, alla prima partecipazione elettorale del Partito radicale, Bonino fu eletta alla Camera insieme a Pannella, Faccio e Mauro Mellini, venendo poi riconfermata a ogni tornata successiva fino al 1990.
Due anni dopo i radicali furono tra i principali sostenitori della legge sulla legalizzazione dell’aborto, difesa poi al referendum del 1981.
L’impegno internazionale
Negli anni Ottanta e Novanta si dedicò alla nascita di una Corte penale internazionale attraverso la Ong Non c’è pace senza giustizia, obiettivo raggiunto nel 2002 con l’entrata in vigore dello Statuto di Roma.
Portò avanti diverse campagne globali: dalla lotta antiproibizionista sulle droghe a quella contro le mine antiuomo, dal sostegno alla causa tibetana — incontrò il Dalai Lama nel 1993 — alla battaglia contro la pena di morte.
Gli anni da commissaria europea
Il punto più alto della carriera internazionale arrivò nel 1995 con la nomina a commissaria europea, con deleghe su politica dei consumatori, pesca e aiuti umanitari d’urgenza.
Durante il mandato viaggiò in numerosi Paesi africani, dalla regione dei Grandi Laghi dopo il genocidio in Ruanda a Somalia e Sudan. Nel 1997 firmò la convenzione di Ottawa contro le mine antiuomo e l’anno successivo guidò la delegazione europea alla conferenza di Roma.
Le candidature al Quirinale e gli incarichi di governo
Terminato il mandato europeo nel 1999, si candidò per la prima volta alla presidenza della Repubblica. Ritentò senza successo nel 2006 e nel 2013. Alle europee del 1999 la sua lista raggiunse l’8,45% dei voti, risultato considerato storico per il movimento.
Fu la prima esponente radicale a diventare ministra: nel 2006 al Commercio internazionale nel secondo governo Prodi e nel 2013 agli Esteri nel governo Letta. È stata inoltre senatrice dal 2008 al 2009 e nuovamente eletta al Senato nel 2018.
La vita privata e la riservatezza
Pur avendo dedicato l’intera esistenza all’attività politica e pur avendo spesso reso pubblica la propria esperienza personale, Bonino ha sempre difeso una certa riservatezza sulla sfera privata, distinguendo tra ciò che è politico e ciò che resta personale.
Ebbe due relazioni importanti con militanti radicali, Marcello Crivellini e Roberto Cicciomessere, e tra il 1975 e il 1976 ebbe in affido per quattro anni due bambine.
Con la sua scomparsa si chiude una delle stagioni più lunghe e riconoscibili della politica italiana contemporanea, attraversata da battaglie che hanno segnato in profondità il dibattito pubblico degli ultimi cinquant’anni.