Le critiche mosse dal consigliere regionale veneto Stefano Valdegamberi al protocollo d’intesa tra la Fondazione Cecchettin e il ministero dell’Istruzione hanno aperto un acceso dibattito politico.
Al centro della polemica c’è l’accordo firmato nel 2025 con il ministro Giuseppe Valditara, nato con l’obiettivo di promuovere progetti di educazione e prevenzione contro la violenza di genere negli istituti scolastici.
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Le contestazioni del consigliere

Secondo Valdegamberi, esponente vicino all’area politica del generale Roberto Vannacci, il programma educativo rappresenterebbe uno strumento ideologico orientato, a suo giudizio, a criminalizzare il genere maschile.
Rivolgendosi direttamente al ministro, il consigliere ha chiesto l’interruzione immediata del programma nelle scuole, sostenendo che si stia diffondendo una narrazione che tenderebbe a considerare ogni ragazzo potenzialmente colpevole per il solo fatto di essere maschio.
Il nodo del consenso delle famiglie
Un secondo fronte della contestazione riguarda i contenuti della formazione destinata ai docenti.
Secondo rilievi già sollevati in precedenza anche dal deputato Rossano Sasso, tali contenuti violerebbero le disposizioni sul consenso informato previste per i temi dell’educazione sessuale e affettiva nelle scuole primarie e secondarie.
Si tratta di valutazioni espresse da singoli esponenti politici e non di rilievi formulati in sede istituzionale o giurisdizionale.
Le prese di distanza nel centrodestra
Le dichiarazioni non hanno trovato una sponda compatta nemmeno all’interno della maggioranza di centrodestra, dove si sono registrate diverse prese di distanza.
Esponenti come Flavio Tosi (Forza Italia), Riccardo Barbisan (Lega) e Laura Besio (Fratelli d’Italia) hanno espresso sostegno al protocollo e all’operato del ministro, sottolineando l’importanza di educare le nuove generazioni al rispetto reciproco e alla parità tra i sessi.
La replica dell’opposizione
Dal fronte opposto è arrivata una reazione netta. Chiara Luisetto del Partito Democratico ha definito l’intervento del consigliere veneto una «strumentalizzazione indegna e inaccettabile» di un tema ritenuto fondamentale per la prevenzione sociale.
L’esponente dem ha ribadito la necessità di difendere e applicare gli strumenti formativi messi in campo dalla fondazione.
Un confronto che si ripete
La presa di posizione si inserisce in un solco di polemiche già emerse in passato tra lo stesso esponente politico e i familiari di Giulia Cecchettin.
Il dibattito riporta al centro una questione che attraversa da tempo il confronto pubblico italiano: quello sui contenuti e sulle modalità dell’educazione al rispetto e all’affettività nelle scuole, sulla quale le posizioni delle forze politiche restano profondamente distanti.
Al momento non risultano prese di posizione ufficiali da parte del ministero in merito alla richiesta di interruzione del programma.