lunedì, Luglio 6

Sondaggi politici 2025: Meloni in calo ma resta prima, c’è una sorpresa

Sondaggi politici 2025: Meloni in calo ma resta prima

Il primo trimestre del 2025 si chiude con un nuovo quadro politico tracciato dal rapporto Human Index, elaborato da Vis Factor in collaborazione con l’istituto EMG. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni mantiene la prima posizione per gradimento personale, ma registra un calo significativo rispetto allo stesso periodo del 2024. Parallelamente, è Antonio Tajani il leader che guadagna più terreno, conquistando il secondo posto tra i politici più apprezzati dagli italiani.

Giorgia Meloni difende le critiche al Manifesto di Ventotene: “Sono stata insultata”.

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Il gradimento dei leader politici

Nonostante un netto -8%, Meloni rimane in vetta con un gradimento del 41,1%, in calo rispetto al 47,6% registrato nel marzo 2024. Un segnale di allerta che però non intacca per ora la sua leadership. Il governo nel suo complesso scende al 40,2%, mostrando una tendenza parallela al calo della premier.

A guadagnare consensi è Antonio Tajani, che si attesta al 34,2%, con un incremento di oltre due punti in un anno. Il leader di Forza Italia è l’unico a registrare una crescita significativa, posizionandosi davanti a Elly Schlein (29,3%) e Giuseppe Conte (26,2%), che perde oltre 4 punti. Chiude la top 5 Matteo Salvini con il 26%.

I partiti nelle intenzioni di voto

Per quanto riguarda le forze politiche, Fratelli d’Italia resta saldamente al comando con il 29,5%, leggermente in calo rispetto al 29,7% dell’anno precedente. Segue il Partito Democratico al 23,7%, in lieve crescita rispetto al 22,4% del 2024.

Il Movimento 5 Stelle scivola all’11,6%, segnando una perdita netta rispetto al 15,6% dell’anno precedente. Forza Italia cresce al 9,5% e supera la Lega, che si ferma all’8,8%, in calo rispetto all’11,2% del 2024. Cresce Alleanza Verdi-Sinistra al 6,3%, mentre Italia Viva (2,3%) e Azione (2,3%) chiudono il quadro, entrambe sotto il 3%.

I ministri più apprezzati

Tra i componenti del governo, Antonio Tajani si conferma anche come ministro con il gradimento più alto, al 34,2%. A seguire troviamo Matteo Piantedosi (Interni) con il 32,2%, Guido Crosetto (Difesa) con il 31,9%, Gilberto Pichetto (Ambiente) con il 30% e Giancarlo Giorgetti (Economia) con il 29,4%.

I governatori più amati

Nel panorama delle Regioni, il governatore del Veneto Luca Zaia si conferma il più amato d’Italia con un impressionante 68,65% di gradimento. A seguire Massimiliano Fedriga (Friuli Venezia Giulia) con il 63%, Vincenzo De Luca (Campania) con il 56,5%, Roberto Occhiuto (Calabria) con il 56% e Marco Bucci (Liguria) con il 54%.

Le priorità degli italiani

Il rapporto evidenzia anche i temi più discussi dagli italiani sul web e sui social nel primo trimestre del 2025. In cima alle preoccupazioni si trova l’economia (25,2%), seguita dalla sanità (19,5%), dalla guerra e politica estera (15,5%), dal lavoro (14,1%) e dall’ambiente (7%).

Il sentiment negativo più elevato riguarda proprio la guerra, con l’87,6% delle interazioni segnate da toni preoccupati o critici. Seguono ambiente (72,5%) e sanità (71,7%), a dimostrazione di come il benessere e la sicurezza continuino a essere centrali nelle priorità dei cittadini.

Il commento degli analisti: un equilibrio fragile

Tiberio Brunetti

, fondatore di Vis Factor, ha commentato i risultati sottolineando che “nonostante il calo di consenso, il governo Meloni arriva a metà legislatura in buona salute, grazie a una coalizione che tiene, in parte anche grazie all’attivismo della Lega e alla crescita di Forza Italia”.

Tuttavia, aggiunge Brunetti, “l’arretramento di Meloni è un campanello d’allarme: il centrodestra dovrà dimostrare di saper trasformare la stabilità politica in risultati concreti per i cittadini. Le polemiche interne alla maggioranza potrebbero diventare un rischio, come già accaduto in passato a coalizioni simili”.

Per quanto riguarda il centrosinistra, la situazione appare ancora frammentata. “Il crollo del M5S e la difficoltà di sintesi tra partiti come Italia Viva e Azione lasciano Schlein e il PD soli, incapaci di costruire un’alternativa credibile. Servirebbe una novità capace di cambiare le carte in tavola, ma oggi non si intravede nulla all’orizzonte”.