domenica, Luglio 5

Ultimo a Tor Vergata, concerto da record e polemica con Repubblica

Una notte da record, una folla immensa e una polemica esplosa nel giro di poche ore. Il concerto di Ultimo a Tor Vergata non è stato soltanto uno degli eventi musicali più imponenti degli ultimi anni, ma anche il punto di partenza di un nuovo dibattito intorno alla figura del cantautore romano.

Davanti a circa 250mila persone, Niccolò Moriconi, in arte Ultimo, ha trasformato l’area di Tor Vergata in una gigantesca arena a cielo aperto. Un risultato enorme, soprattutto considerando che parliamo di un artista nato e cresciuto dentro un rapporto diretto, quasi viscerale, con il suo pubblico. Ma proprio mentre i numeri celebravano il suo successo, intorno a lui si è riaccesa una vecchia discussione: perché Ultimo divide così tanto?

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Il successo di Tor Vergata e il peso dei numeri

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Il dato più impressionante resta quello dei biglietti: 250mila presenze per un unico concerto. Una cifra che ha proiettato l’evento tra i più importanti della storia recente della musica italiana dal vivo. Non un semplice live, quindi, ma una dimostrazione di forza popolare, costruita nel tempo attraverso album, stadi, canzoni cantate a memoria e un seguito fedelissimo.

Ultimo è arrivato a questo appuntamento dopo anni di crescita costante. Dai palazzetti agli stadi, fino al grande evento romano, il cantante ha consolidato un’identità precisa: testi emotivi, racconto personale, periferia, rivalsa, fragilità e ambizione. Ingredienti che hanno creato un legame fortissimo con una generazione di ascoltatori, ma che hanno anche attirato critiche da parte di chi considera questa narrazione troppo insistita.

La critica di Repubblica e il tema dell’“underdog”

A riaccendere il dibattito è stato un commento pubblicato su Repubblica da Stefano Cappellini, in cui Ultimo viene raccontato come una delle figure più rappresentative di quella che viene definita l’era del vittimismo. Il punto centrale della critica riguarda la retorica dell’underdog, cioè dell’artista che continua a presentarsi come sfavorito anche quando ormai è diventato un fenomeno enorme.

Nel ragionamento viene richiamata anche l’origine romana del cantante, San Basilio, quartiere spesso associato a una narrazione dura e popolare. Secondo questa lettura critica, il racconto della strada e della rivalsa rischierebbe di diventare una sorta di marchio identitario, indipendentemente dal percorso personale e familiare reale dell’artista.

Sanremo 2019, la ferita mai davvero chiusa

Per capire perché Ultimo sia ancora oggi un personaggio così divisivo bisogna tornare anche al Festival di Sanremo 2019. In quell’edizione arrivò secondo dietro Mahmood, e dopo la finale ebbe uno scontro molto acceso con alcuni giornalisti. Quelle frasi, pronunciate a caldo, sono rimaste attaccate alla sua immagine pubblica molto più a lungo di quanto forse lui stesso avrebbe immaginato.

Da allora una parte della critica ha continuato a guardarlo con diffidenza, mentre il pubblico ha fatto il percorso opposto: lo ha seguito sempre di più. Ed è proprio qui che nasce il cortocircuito. Da una parte i giudizi severi, dall’altra i numeri: dischi, streaming, stadi pieni e ora una marea umana a Tor Vergata.

Perché Ultimo parla a così tante persone?

La domanda centrale, al di là delle polemiche, è semplice: come ha fatto Ultimo a diventare un’icona per così tanti fan? La risposta non sta solo nella musica, ma nella percezione di autenticità che il suo pubblico gli attribuisce. Per chi lo segue, Ultimo non è soltanto un cantante di successo, ma qualcuno che mette in parole sentimenti comuni: rabbia, insicurezza, ambizione, dolore, voglia di farcela.

Questo spiega perché le critiche, spesso, finiscano per rafforzare ancora di più il rapporto tra l’artista e i suoi fan. Ogni attacco viene letto come una conferma: da una parte chi giudica dall’alto, dall’altra chi si riconosce in quelle canzoni e in quel modo di raccontarsi.

Un concerto che va oltre la musica

Tor Vergata, quindi, non è stato soltanto un concerto. È diventato un simbolo. Per Ultimo, il ritorno nella sua Roma davanti a una folla gigantesca rappresenta una consacrazione definitiva. Per i suoi detrattori, invece, resta aperta la discussione sul modo in cui l’artista costruisce il proprio racconto pubblico.

Ma un dato resta difficile da ignorare: 250mila persone non si muovono per caso. Possono non piacere le sue canzoni, può non convincere la sua retorica, si può discutere del personaggio e del rapporto con la critica. Ma il fenomeno Ultimo esiste, è enorme e parla a una parte vastissima del Paese.

La polemica passerà, come spesso accade. Il numero di Tor Vergata, invece, resterà. Ed è probabilmente da lì che bisogna partire per capire davvero perché Ultimo continui a dividere, emozionare e riempire spazi che pochi altri artisti italiani oggi riescono anche solo a immaginare.