mercoledì, Agosto 12

“La loro parola è legge”. E Putin cambia il nome dell’aeroporto in “Stalingrad”

Il presidente russo ha firmato un decreto per rinominare lo scalo internazionale di Volgograd, città che fino al 1961 portava il nome di Stalin, per compiacere i veterani della guerra in Ucraina.

Un ritorno simbolico all’epoca sovietica

In Russia si respira sempre più l’aria del passato. In occasione dell’ottantesimo anniversario della fine della Seconda guerra mondiale (nota in patria come Grande Guerra Patriottica), Vladimir Putin ha ufficializzato la rinomina dell’aeroporto internazionale di Volgograd in “Stalingrad”. Si tratta di un ritorno simbolico al nome che la città portava dal 1925 al 1961, fino a quando fu modificato con la destalinizzazione voluta da Nikita Kruscev.

Il plauso dei veterani e dei militari in Ucraina

Il Cremlino ha annunciato la decisione subito dopo l’incontro tra Putin e il governatore della regione di Volgograd, Andrey Bocharov. Secondo Bocharov, il nuovo nome rappresenta “un’identità autentica, orgogliosa, coraggiosa ed eroica”, ricevendo l’approvazione “dei veterani e dei partecipanti all’operazione militare speciale in Ucraina”. Vediamo il suo commento e cosa comporta questa scelta.

Putin ha commentato così: “La loro parola è legge per me. Non appena torno a Mosca, preparerò il decreto”. Una dichiarazione che sottolinea la crescente importanza dell’apparato militare e dei veterani nel consolidamento del potere del presidente russo, specie in un periodo in cui il conflitto in Ucraina continua a pesare su società e istituzioni.

Un nome che evoca la vittoria sovietica

La scelta non è casuale. Stalingrado fu teatro tra il 1942 e il 1943 di una delle battaglie più sanguinose e decisive della Seconda guerra mondiale. L’Operazione Urano, la controffensiva sovietica, ribaltò le sorti del conflitto contro la Germania nazista, e il nome “Stalingrad” è rimasto impresso nella memoria collettiva come simbolo di resistenza e trionfo.

Putin e il potere dell’esercito

Con questa mossa, Putin manda un messaggio forte ai reduci dal fronte ucraino, consapevole del peso politico crescente che il complesso militare russo ha acquisito dal 2022 a oggi. Non a caso, il ricordo del tentato ammutinamento del gruppo Wagner è ancora vivo: un episodio chiuso in apparenza con un nulla di fatto, ma che ha reso evidente quanto i soldati possano rappresentare un rischio per la stabilità del potere, se ignorati o traditi.

Il forum “Grande eredità – Futuro comune”

A Volgograd, Putin ha anche partecipato al forum “Grande eredità – Futuro comune”, durante il quale ha ribadito l’importanza del Giorno della Vittoria per l’intera ex Unione Sovietica: “Durante la guerra, i nostri popoli hanno affrontato insieme le prove più difficili, hanno difeso la loro indipendenza e il loro futuro. La sconfitta del nazismo è la nostra eredità comune”.

Messaggi alla comunità internazionale

Nel suo discorso, Putin ha anche parlato della necessità di costruire una nuova architettura di sicurezza internazionale che sia “eguale e indivisibile”, in grado di tutelare tutti i Paesi senza compromettere la sicurezza altrui. Una dichiarazione che sembra indirizzata ai vertici di Bruxelles e Washington, in un contesto geopolitico sempre più polarizzato.

Lukashenko al fianco di Putin

Al fianco del presidente russo, anche Alexander Lukashenko, il presidente della Bielorussia. Insieme, hanno deposto corone di fiori al memoriale per i caduti della battaglia di Stalingrado, rafforzando l’immagine di un’alleanza strategica che – nonostante le pressioni internazionali – si mantiene solida nel tempo.