La notizia della scomparsa di Gigi Marsico, avvenuta all’età di 98 anni, segna la fine di un’epoca per il giornalismo televisivo italiano.

Nato nel 1927 a Costantinopoli, l’attuale Istanbul, Marsico è stato uno dei protagonisti indiscussi della Rai nei suoi anni formativi, un periodo in cui la televisione pubblica cercava di definire il proprio linguaggio e il proprio ruolo nella società. La sua vita e la sua carriera sono un viaggio attraverso la storia di un’Italia in trasformazione, un racconto che merita di essere rivisitato e celebrato in un momento in cui il giornalismo sembra trovarsi di fronte a sfide sempre più complesse.
Gigi Marsico non era solo un giornalista; era un narratore, un uomo capace di ascoltare le storie delle persone comuni e di trasformarle in reportage che andavano oltre il semplice racconto di fatti. La sua carriera iniziò nei primi anni Cinquanta, quando, dopo un esordio come attore nei radiodrammi Rai, scelse di dedicarsi al giornalismo. Nel 1955 divenne professionista e cominciò a realizzare documentari e reportage per il Giornale Radio, affinando uno stile narrativo che si distingue per la sua attenzione verso le vite invisibili, quelle che spesso rimangono ai margini della narrazione ufficiale.
Il passaggio alla televisione avvenne su invito di Enzo Biagi, allora direttore del Telegiornale. In quel periodo, Marsico consolidò anche un’amicizia con Piero Angela, un altro grande nome del giornalismo italiano, che condivideva con lui una passione per il jazz. Questo legame non fu solo personale, ma anche professionale, poiché entrambi cercavano di dare voce a chi non ne aveva, di raccontare storie che altrimenti sarebbero rimaste inascoltate.
Nel 1968, Marsico fu inviato al Festival di Sanremo, un evento che, per la prima volta, venne raccontato non solo come uno spettacolo, ma come un fenomeno culturale e sociale. La sua capacità di andare oltre la superficie degli eventi, di cercare il significato profondo delle cose, lo rese un pioniere nel suo campo. Marsico non si limitava a riportare notizie; cercava di comprendere il contesto, di esplorare le implicazioni sociali e culturali degli eventi che raccontava.
La sua attenzione per le storie di chi viveva ai margini della società, in particolare nel Nord-Ovest e a Torino, città simbolo del boom industriale, è stata una costante della sua carriera. Marsico portò in Rai temi che fino ad allora erano stati trascurati dal servizio pubblico: il lavoro precario degli immigrati meridionali, la condizione dei minori detenuti, le storie di prostitute e omosessuali negli anni Settanta. Questi reportage non erano solo informativi; erano atti di denuncia, un modo per mettere in luce le contraddizioni di una società in rapido cambiamento.

















