Quando si parla di Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde e uno dei due volti di Alleanza Verdi Sinistra accanto a Nicola Fratoianni, il dibattito pubblico si concentra quasi sempre sulle sue posizioni politiche del momento — l’opposizione alla guerra, la battaglia ambientalista, le polemiche referendarie. Raramente si racconta da dove viene. Eppure la sua storia personale è una delle più intense della politica italiana degli ultimi trent’anni: inizia su un litorale romano con le demolizioni delle ville abusive, attraversa le foreste amazzoniche, arriva alle acciaierie di Taranto. E lungo la strada include attentati mafiosi, un cuore e un fegato lasciati davanti alla porta di casa, e un lavoro internazionale che pochi politici italiani possono vantare.
Classe 1962, romano, il suo impegno civico inizia nelle associazioni ambientaliste e nei Verdi nel 1988 — quando l’ambientalismo italiano era ancora una cosa di nicchia, ben lontana dai riflettori e vicina alle battaglie di territorio. Da lì in poi è stato un percorso lungo e coerente, costruito pezzo per pezzo tra vittorie, sconfitte, libri scritti e candidature locali e nazionali.
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Ostia: le demolizioni delle ville abusive e le rappresaglie mafiose

Nel 1990 Bonelli viene eletto consigliere nella XIII circoscrizione del Comune di Roma, quella di Ostia. Nel 1993 diventa presidente della circoscrizione. Sul litorale romano avvia subito quella che chiama una battaglia per la legalità: fa demolire ville abusive costruite in aree vincolate e si batte per liberare le spiagge dei romani dal cemento illegale. Una battaglia che in quegli anni, in quella zona, significava scontrarsi con interessi economici molto potenti — e con qualcosa di molto più pericoloso.
Le conseguenze non tardano ad arrivare. Organizzazioni criminali di stampo mafioso incendiano prima la sua macchina, poi la casa dove vive. Nel 2016 — anni dopo, a minaccia ancora attiva — qualcuno lascia davanti alla porta di casa sua un cuore e un fegato. Messaggi inequivocabili, che Bonelli racconta raramente ma che fanno parte integrante della sua biografia politica.
La Regione Lazio, il Parlamento e la battaglia contro l’Ilva di Taranto
Dopo Ostia, Bonelli diventa consigliere regionale del Lazio e poi assessore all’Ambiente e alla cooperazione tra i popoli della Regione Lazio, carica da cui si dimette nel 2006 dopo l’elezione alla Camera dei Deputati, dove diventa presidente del gruppo parlamentare dei Verdi fino al 2008. Nel 2009 viene eletto presidente della Federazione dei Verdi, poi coordinatore nazionale.
Nel 2012 scende in campo a Taranto come candidato sindaco su appello delle associazioni ambientaliste di “Taranto Respira”. Ottiene il 12% dei consensi e come consigliere comunale diventa uno dei principali oppositori dell’inquinamento dell’Ilva e delle commistioni tra azienda e politica emerse dall’inchiesta “Ambiente svenduto”. Su quelle battaglie ha scritto anche un libro: “Good Morning Diossina”, dedicato alla conversione ecologica dell’Italia industriale.
La cooperazione internazionale e il lavoro in Amazzonia
Parallelamente all’impegno politico, Bonelli ha lavorato concretamente nel campo della cooperazione internazionale per lo sviluppo economico e la tutela ambientale, prestando consulenza a diverse ONG. Tra queste, Saude e Alegria, un’organizzazione che opera nella foresta amazzonica brasiliana per sostenere le comunità indigene e proteggere l’ecosistema. Un’esperienza che ha contribuito a formare una visione ambientalista basata non su slogan ma sulla conoscenza diretta dei territori. Nel 2021 è tra i fondatori di Europa Verde, di cui viene eletto co-portavoce con Eleonora Evi. Nel 2022 torna alla Camera nel collegio uninominale di Imola.
Quanto guadagna Bonelli: stipendio, voci e redditi dichiarati
Come tutti i parlamentari italiani, Bonelli pubblica la propria dichiarazione dei redditi sul sito della Camera. I dati più recenti — relativi ai redditi del 2024 — indicano un reddito complessivo di circa 100.000 euro, in linea con gli anni precedenti e con i colleghi di partito: Elly Schlein dichiara 98.471 euro, Nicola Fratoianni poco meno di 99.000 euro.
La remunerazione mensile di un deputato è composta da più voci: indennità netta di 5.000 euro, diaria di 3.503 euro, rimborso spese di mandato di 3.690 euro, rimborsi telefonici e trasporti. Il totale si aggira intorno ai 14.600 euro mensili. A questo si aggiunge l’assegno di fine mandato, pari all’80% dell’indennità lorda per ogni anno di mandato. Prima di tornare in Parlamento nel 2022, Bonelli aveva dichiarato nel 2022 un reddito di 78.829 euro, frutto della cooperazione internazionale e delle consulenze alle ONG. Per confronto: il ministro Nordio dichiara quasi 260.000 euro, Tajani circa 187.000 euro, mentre in cima alla classifica parlamentare restano Giulia Bongiorno (oltre 3 milioni) e Giulio Tremonti (oltre 2 milioni), grazie a intense attività professionali esterne al mandato.