giovedì, Luglio 23

Crepet sul caso dei bambini tolti alla famiglia a Chieti: “Genitori sui social sì, chi vive nei boschi no?”

Il caso dei bambini tolti alla famiglia Birmingham-Trevallion continua a infiammare il dibattito pubblico. Dopo le reazioni politiche, gli interventi degli esperti e la mobilitazione sui social, arriva anche la voce di Paolo Crepet. Lo psichiatra, intervistato da Il Centro, ha scelto una provocazione fortissima, destinata a far discutere.

Leggi anche:Rapina in banca nel Bolognese, clienti e dipendenti chiusi nel caveau: banditi in fuga

Leggi anche:Incidente nel Trevigiano, morta una donna di 83 anni: coinvolto anche Andrea Dal Corso

Leggi anche:Caso Roggero, il messaggio della famiglia

La frase che divide: “Genitori sui social tutto il giorno sì, chi vive nei boschi no?”

«Fatemi capire: i genitori che passano tutto il giorno sui social ignorando i figli vanno bene, mentre chi vive libero nei boschi no?». Con questa domanda, Crepet mette in discussione i criteri con cui viene giudicata l’idoneità educativa di una famiglia.

Lo psichiatra non entra nei dettagli della sentenza del tribunale dei minori dell’Aquila, ma esprime “forti dubbi” sul provvedimento. L’allontanamento, ricorda, è sempre un trauma enorme: «Essere separati dai genitori è una ferita che rischia di restare per tutta la vita».

Il modello di vita dei Birmingham-Trevallion: scelta alternativa, non isolamento

La famiglia viveva in una casa nel bosco di Palmoli, senza elettricità, senza scuola tradizionale e con uno stile di vita improntato all’autosufficienza. Non un caso isolato: nella zona si contano una trentina di famiglie che vivono allo stesso modo.

Secondo il sindaco, tutto è iniziato dopo un episodio di intossicazione da funghi che ha fatto scattare verifiche e controlli. Da lì, le relazioni tecniche hanno portato al trasferimento dei minori in una casa famiglia.

Lo scontro decisivo sarebbe arrivato quando gli assistenti sociali hanno chiesto ai genitori di sottoporre i tre bambini a visite pediatriche, richiesta respinta dalla coppia.

Crepet: “Non è una questione bosco o città, ma di equilibrio”

Lo psichiatra sposta il discorso sul piano più ampio della genitorialità contemporanea. «Il punto non è dove vivi, ma la qualità della relazione», afferma. Non conta il bosco, non conta la città: conta ciò che i genitori offrono ai figli in termini di presenza, affetto ed educazione.

Allo stesso tempo, Crepet pone un limite chiaro: «La scuola è obbligatoria e questo lo devono capire i due genitori». Un equilibrio tra libertà educativa e rispetto delle regole.

«Non si può pensare che la vita sia rimanere vent’anni dentro casa, per quanto sia bella la natura che ti circonda», conclude.

Le parole di Crepet amplificano una discussione già accesa: fino a dove arriva la libertà di educare i propri figli? E quando lo Stato deve intervenire?

Il caso Birmingham-Trevallion è diventato il simbolo di un conflitto culturale: genitorialità alternativa vs regole istituzionali, libertà di scelta vs tutela dei minori, natura vs modernità. Un confronto aperto che, come mostrano i social, dividerà ancora a lungo.