mercoledì, Luglio 29

Scontro in diretta tra Bersani e il sindacato di polizia a 4 di Sera: il botta e risposta sui disordini di Bologna

Il tema della sicurezza torna a dividere la politica italiana e stavolta lo fa in diretta televisiva. Un acceso botta e risposta è andato in scena durante la trasmissione 4 di Sera, su Rete 4, dove l’ex segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani si è confrontato a distanza con Pasquale Griesi, segretario del sindacato FSP Polizia di Stato. Al centro dello scontro, i disordini di Bologna esplosi dopo la morte del tunisino Fakir durante un intervento della polizia, un caso che da giorni infiamma il dibattito nazionale.

Due visioni opposte, due mondi che faticano a parlarsi: da una parte la politica, chiamata a rispondere delle frange violente che si accodano ai cortei; dall’altra le forze dell’ordine, che denunciano un clima di crescente ostilità nei loro confronti. E quando i due fronti si sono trovati faccia a faccia, le scintille non sono mancate.

La domanda che accende Bersani: “Il controllo spetta allo Stato, non ai partiti”

Tutto è partito da una domanda diretta rivolta all’ex leader dem: perché, in occasione delle manifestazioni organizzate dalla sinistra, gruppi estremisti finiscono spesso per accodarsi ai cortei? E perché è così difficile prenderne le distanze? Una questione che ha provocato la reazione immediata di Bersani, che ha respinto con decisione l’impostazione del quesito.

Secondo l’ex ministro, il contenimento dei gruppi violenti non può essere attribuito alle forze politiche: è una responsabilità che spetta allo Stato e agli strumenti deputati alla gestione dell’ordine pubblico. Bersani ha ricordato come a Bologna sia presente da tempo una componente particolarmente aggressiva, attiva anche in contesti diversi dalle grandi manifestazioni, e ha rivendicato che la prevenzione debba essere affidata alle forze dell’ordine, non a una sinistra trasformata in “controllore delle piazze”.

Poi l’affondo politico: per l’ex segretario dem, le politiche sulla sicurezza degli ultimi anni non avrebbero prodotto risultati concreti, mentre nel Paese si registrerebbero “picconate allo stato di diritto”. Nel suo intervento, Bersani ha evocato persino il rischio di una deriva da “Far West”, citando il modello Trump.

La replica del sindacalista: “Basta pregiudizi contro gli agenti”

Parole a cui ha risposto, in collegamento nella stessa trasmissione, il segretario di FSP Polizia di Stato Pasquale Griesi. Il sindacalista ha spostato il fuoco del discorso: il problema, a suo giudizio, non sono gli strumenti come le bodycam in dotazione agli agenti, ma il clima di sfiducia che circonderebbe il lavoro quotidiano delle forze di polizia.

Griesi ha parlato apertamente di un pregiudizio ideologico nei confronti degli operatori impegnati sul territorio: gli agenti, ha precisato, non chiedono ad altri di svolgere il proprio lavoro, ma di poter operare serenamente senza sentirsi costantemente sotto accusa. Poi la stoccata finale, quella che ha lasciato il segno nel dibattito: quando a perdere la vita sono appartenenti alle forze dell’ordine, l’attenzione pubblica risulterebbe spesso inferiore rispetto ad altri episodi.

Due mondi distanti: perché lo scontro è destinato a continuare

Secondo il rappresentante sindacale, il dibattito politico sarebbe ormai lontano dalla realtà vissuta ogni giorno dagli agenti nelle strade, dove le situazioni non possono essere valutate con i criteri dei salotti televisivi. Una chiusura che fotografa perfettamente la distanza tra le due posizioni emerse in studio.

Il confronto tra Bersani e Griesi riporta così al centro della scena le grandi domande irrisolte sulla sicurezza: di chi è la responsabilità delle violenze in piazza? Come si tutela il diritto a manifestare senza criminalizzare le forze dell’ordine, e viceversa? Domande destinate a restare aperte, mentre il caso Fakir continua ad agitare la politica italiana. E tutto lascia pensare che questo scontro televisivo non sarà l’ultimo.