giovedì, Agosto 13

Boldrini sul candidato premier: “Dibattito surreale, prima il programma”

Laura Boldrini chiede al campo progressista di archiviare la discussione sul candidato premier e di concentrarsi sul programma. In una nota ripresa dalla stampa, la deputata del Partito Democratico e presidente del Comitato permanente sui diritti umani della Camera definisce il confronto di queste settimane un dibattito “surreale, da teatro dell’assurdo”.

L’intervento arriva mentre nella coalizione di opposizione prosegue il confronto sulla leadership e sull’eventuale ricorso alle primarie: una discussione che occupa le pagine politiche di agosto e che, secondo l’ex presidente della Camera, sarebbe al momento “del tutto inutile”.

L’argomento tecnico: la legge elettorale non c’è ancora

È il passaggio più solido della sua posizione, e vale la pena isolarlo dal resto. La riforma che introdurrebbe l’indicazione del candidato premier sulla scheda è tuttora in discussione: non è legge.

“Non sappiamo se lo diventerà, se supererà il vaglio del Quirinale e quello della Corte costituzionale”, osserva Boldrini. La conseguenza logica è che discutere oggi di chi guiderà la coalizione significa ragionare su una regola che potrebbe non entrare mai in vigore, o entrarvi in forma diversa da quella attuale.

È una distinzione che nel dibattito estivo si perde con facilità: una proposta in esame parlamentare non è una norma vigente, e il quadro delle prossime politiche resta al momento indefinito.

“Alle persone interessa cosa farà l’alleanza”

Il secondo argomento è politico. “Le persone vogliono sapere non chi andrà a Palazzo Chigi ma che cosa farà l’alleanza progressista, se vincerà le elezioni”, sostiene la deputata, che invita le componenti della coalizione a spostare il confronto sui contenuti.

Secondo Boldrini il centrosinistra non partirebbe da zero. Nel corso della legislatura le opposizioni hanno presentato iniziative comuni su diversi dossier: salario minimo legale, sanità, congedo genitoriale paritario, legge sul consenso, contrasto al caro energia e riconoscimento dello Stato di Palestina. “Il programma di governo abbiamo da tempo iniziato a costruirlo nelle Aule parlamentari e nel Paese”, afferma.

La proposta, in sostanza, è trasformare le convergenze già emerse in un progetto organico, rimandando a una fase successiva la scelta di chi dovrà rappresentarlo.

L’attacco agli avversari

Nella nota Boldrini contrappone quel progetto a quelle che definisce “le incapacità del Governo Meloni” e al “delirio neofascista di Vannacci”, invitando la coalizione a rispondere con le proprie idee. Sono valutazioni della deputata, riportate qui come sue.

Il riferimento al leader di Futuro Nazionale si inserisce in uno scontro che dura da mesi. Boldrini era tra gli esponenti progressisti raffigurati in un video diffuso dal partito in cui Vannacci compariva in veste di imperatore romano, contenuto che aveva provocato reazioni durissime dalle opposizioni. La deputata è inoltre tra i parlamentari sanzionati lo scorso gennaio per aver impedito lo svolgimento di una conferenza stampa sulla remigrazione nella sala stampa di Montecitorio.

L’obiezione della parte opposta

Sul fronte del centrodestra l’impostazione viene letta in modo speculare. L’argomento ricorrente è che il rinvio della scelta del candidato premier segnali l’assenza di un accordo sulla leadership, e che una coalizione che si presenta agli elettori senza indicare chi la guiderà lasci la decisione alle trattative successive al voto.

È esattamente la ragione per cui la riforma in discussione prevede l’indicazione del nome sulla scheda: renderla vincolante, secondo i proponenti, restituirebbe all’elettore la scelta del capo del governo. I critici obiettano che il meccanismo comprimerebbe le prerogative del Presidente della Repubblica nella formazione dell’esecutivo.

Una discussione che tornerà

Il nodo, per il campo progressista, non è se scegliere un candidato ma quando e come: con le primarie, con un accordo tra i leader, o soltanto dopo che sarà chiaro il sistema elettorale.

La posizione di Boldrini indica la terza strada e ha dalla sua un dato di fatto difficile da contestare: finché la riforma resta in Parlamento, le regole della prossima competizione non sono scritte. Il che non impedirà al confronto di riaprirsi appena la discussione parlamentare farà un passo avanti.