La scelta di voto
Dopo aver delineato le sue perplessità sul merito della riforma, Cacciari chiarisce anche la propria posizione personale. «Penso sia importante dire no a una prospettiva che va nella direzione di subordinare le funzioni giudiziarie all’esecutivo», dichiara.
Il filosofo annuncia dunque che voterà No al referendum sulla giustizia 2026. Una scelta che, pur netta, non viene accompagnata da toni di scontro politico. Cacciari ribadisce infatti che non si tratta di un voto contro il governo in carica, ma di una presa di posizione su un principio istituzionale.
Un confronto ancora aperto
Con i sondaggi che indicano un testa a testa tra favorevoli e contrari e una quota significativa di indecisi, l’intervento di Cacciari si inserisce in un confronto che resta aperto. L’affluenza e la mobilitazione degli elettori nelle ultime settimane saranno decisive per l’esito della consultazione.
Il referendum del 22 e 23 marzo, secondo la lettura del filosofo, rappresenta un passaggio che invita a riflettere sul futuro della democrazia rappresentativa e sull’equilibrio tra i poteri dello Stato. Saranno le urne a stabilire quale visione prevarrà.


















