Tra gli eventi che negli ultimi tempi gli hanno regalato gioia viene ricordata l’elezione del nuovo Pontefice, Robert Francis Prevost. Pur impossibilitato a partecipare al Conclave per ragioni anagrafiche, Ruini volle essere presente all’incontro tra il neo Papa e i cardinali successivo all’elezione. Vi partecipò in sedia a rotelle e ne tornò profondamente colpito.
Secondo chi lo ha ascoltato quel giorno, il cardinale manifestò grande fiducia nel nuovo Pontefice, intravedendo in lui la capacità di ricomporre le divisioni emerse negli ultimi anni all’interno della Chiesa. Un’impressione maturata fin dal primo affaccio del Papa dalla loggia centrale di San Pietro.
Leggi anche:Sorelle scomparse in Abruzzo, la testimonianza di una barista: “Qualcuno le ha aiutate”
Leggi anche:Sorelle scomparse, la pista dei telefoni: tre numeri nel mirino e l’ipotesi del rifugio segreto
Leggi anche:Lutto in Fratelli d’Italia: il cordoglio di Meloni
Un protagonista della Chiesa italiana
Ruini non aveva mai nascosto le proprie osservazioni sul cammino della Chiesa. Esse, però, venivano ricondotte più a una preoccupazione pastorale che a un orientamento ideologico: il timore che alcuni cambiamenti potessero risultare difficili da comprendere per una parte dei fedeli. Fedele al suo carattere diretto, preferiva esprimere apertamente le proprie convinzioni piuttosto che mantenerle in silenzio.
Così si è conclusa la vita di uno dei protagonisti più influenti della Chiesa italiana degli ultimi decenni: con la stessa convinzione che aveva accompagnato il suo cammino spirituale, quella di essere ormai vicino all’incontro che aveva atteso e raccontato per anni. Una fine vissuta nella serenità, circondato dall’affetto di chi gli è rimasto accanto fino all’ultimo respiro.