«Le immagini di arte sacra non possono essere oggetto di utilizzi impropri o strumentalizzazioni, essendo destinate esclusivamente alla vita liturgica»
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È in questo contesto che matura la decisione di intervenire sull’affresco. Nei giorni successivi si susseguono contatti tra Soprintendenza, Fondo Edifici di Culto, Vicariato di Roma e il parroco della chiesa, monsignor Daniele Micheletti.
Il ruolo dei social e l’effetto domino
A contribuire all’escalation è anche la diffusione online di una presunta immagine originale dell’angelo, rilanciata dall’architetto Cino Zucchi. L’immagine rimbalza sui social, accompagnata da commenti ironici e reinterpretazioni satiriche.
Zucchi ha poi chiarito di aver condiviso il contenuto senza intento polemico, definendolo «un gioco». Ma a quel punto il dibattito aveva già superato il confine dell’ironia.
Una vicenda che va oltre l’aneddoto
Il caso dell’angelo Meloni si chiude – almeno visivamente – con la cancellazione del volto contestato. Ma restano aperte domande più profonde: dove finisce la coincidenza e dove inizia la strumentalizzazione? E fino a che punto l’arte sacra può essere riletta alla luce del presente?
Ora l’ultima parola spetta agli archivi. Se emergerà una documentazione chiara sull’opera originaria, l’affresco potrebbe essere ripristinato nella sua forma iniziale, chiudendo definitivamente una vicenda che ha mescolato arte, politica, religione e social network.
Con una frase destinata a restare: «Me lo ha chiesto il Vaticano».