domenica, Luglio 5

Garlasco, parte l’incidente probatorio: DNA, unghie e spazzatura per incastrare o scagionare Sempio

Garlasco, martedì parte l’incidente probatorio: DNA, impronte e vecchi reperti sotto la lente

Diciotto anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi, il caso Garlasco entra nella sua fase più delicata e tecnica. Martedì, negli uffici della Polizia Scientifica di Milano, prenderà il via l’attesissimo incidente probatorio che potrebbe riaprire completamente il destino giudiziario del delitto che scosse l’Italia nell’agosto del 2007.

Al centro della scena, l’unico indagato della nuova inchiesta, Andrea Sempio, amico del fratello della vittima e da anni al centro di indiscrezioni e ipotesi mai confermate. Ora, però, si passa ai fatti: DNA, impronte, spazzatura e residui biologici torneranno sotto i riflettori.

Leggi anche:Milano, uomo di 55 anni accoltellato all’alba a San Siro: è in gravi condizioni, fermato un 22enne gambiano

Leggi anche:Lago di Vico, la ministra Roccella rompe il silenzio dopo la scomparsa del marito: “Momento tragico e lacerante”

Leggi anche:Ilaria Salis a Verona contro le “ronde”, ma ammette: “Non conosco la politica locale”

Una squadra di esperti per un confronto che si preannuncia infuocato

L’accertamento irripetibile sarà coordinato dai periti Denise Albani e Domenico Marchigiani, nominati dalla gip Daniela Garlaschelli. In campo anche i consulenti dei pm, Carlo Previderè e Pierangela Grignani, e quelli della difesa, tra cui l’ex comandante dei Ris Luciano Garofano. Presenti anche i legali della famiglia Poggi e quelli di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni nel 2015.

Il confronto tra le parti si preannuncia teso e tecnico: si lavorerà su materiale in passato giudicato inutilizzabile o scartato. I reperti sono stati recuperati dalla caserma dei Carabinieri di Milano e dall’Istituto di Medicina Legale di Pavia. Saranno analizzati impronte, fascette adesive, campioni biologici e rifiuti.

Le unghie di Chiara: la chiave di tutto?

Uno dei focus principali sarà il DNA trovato sotto le unghie di Chiara Poggi: classificato come “anonimo” nel processo del 2015, oggi – secondo la difesa di Stasi – potrebbe essere attribuito ad Andrea Sempio grazie ai progressi della scienza. Tuttavia, la difesa di Sempio respinge fermamente l’accusa, parlando di “diavoleria giuridica” e di “accanimento”.

Il legale di Sempio, Massimo Lovati, ha dichiarato: «Il concorso in omicidio è solo un pretesto per riaprire l’inchiesta e accusare il mio assistito. È una lotta impari, ma non ci tireremo indietro. Siamo come Don Chisciotte contro i mulini a vento».

Spazzatura e fascette: cosa si cercherà

I tecnici cominceranno dai verbali di custodia dei reperti, per verificare le modalità di conservazione e l’eventuale rischio di contaminazione. Si deciderà poi se iniziare dall’analisi delle fascette con impronte (come la numero 10, individuata nella porta d’ingresso) o dal materiale trovato nella spazzatura, che potrebbe contenere tracce fondamentali. In tal caso, gli esami si svolgeranno presso i laboratori del Fatebenefratelli.

L’intonaco e l’impronta scomparsa

È invece sfumata l’ipotesi di analizzare l’intonaco con la manata che Sempio – assiduo frequentatore della villetta – avrebbe lasciato sul muro delle scale dove fu trovata Chiara. Il reperto risulta introvabile, e la sua sparizione rischia di sollevare ulteriori polemiche.

Secondo la Procura di Pavia, il caso Garlasco è da riscrivere. Il cuore dell’indagine è l’ipotesi che Stasi non abbia agito da solo o che, forse, sia innocente. Per far luce sulla verità, serviranno prove solide: ecco perché l’incidente probatorio è visto come una vera e propria “battaglia scientifica”.

Un altro elemento al centro del dibattito sarà la cosiddetta “impronta 33”, recentemente rivalutata ma resa fragile dal deterioramento dell’intonaco su cui era presente.

La prossima settimana potrebbe segnare l’inizio di una nuova stagione giudiziaria per uno dei casi più discussi della cronaca italiana. Garlasco torna al centro del dibattito: stavolta, con la scienza a fare da arbitro.