Il caso Nicole Minetti continua a far discutere e approda in prima serata. Nello studio di Otto e Mezzo, il programma condotto da Lilli Gruber, il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio ha difeso con forza il lavoro del proprio giornale, dando vita a un acceso confronto con gli ospiti in studio, Paolo Mieli e Italo Bocchino.
Al centro del dibattito, l’esito delle verifiche della Procura generale di Milano, che ha confermato il parere favorevole alla grazia concessa all’ex consigliera regionale e non ha riscontrato le ricostruzioni pubblicate negli ultimi mesi.
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La linea di Travaglio
Il direttore non ha arretrato di un passo. Secondo Travaglio, il caso sarebbe chiuso per quanto riguarda le competenze del presidente della Repubblica, del ministro della Giustizia e della Procura generale, ma non per il suo giornale, che intende continuare a occuparsene.
Se io dicessi che un magistrato è colluso, mi denuncerebbe. Se un magistrato dice che io, giornalista, ho scritto il falso, perché non dovrei denunciarlo? Il nostro lavoro si fonda sulla fiducia dei lettori: se dici che scrivo il falso e non lo provi, ti denuncio. Vero #Travaglio pic.twitter.com/OZ2MAS8GUp
— Marco Felipe Perfetti (@marcofperfetti) June 4, 2026
Travaglio ha rivendicato il diritto di cronaca: non spetterebbe al Fatto concedere o negare le grazie, ma raccontare i fatti. La testata, ha spiegato, si sarebbe limitata a occuparsi di una grazia ritenuta ingiustificata, intervistando testimoni che, a suo dire, smonterebbero il parere favorevole espresso a gennaio dalla Procura generale.
L’avvertimento sulle querele
Il passaggio più duro ha riguardato proprio l’ipotesi di una contestazione di falso nei confronti del giornale. Travaglio ha sostenuto che la Procura non potrebbe accusare il Fatto di aver pubblicato il falso, perché non avrebbe sentito le stesse persone interpellate dai cronisti.
In caso contrario, ha avvertito il direttore, si tratterebbe di diffamazione: o arriverà una rettifica con tanto di scuse, oppure, ha annunciato, scatteranno le denunce. Una presa di posizione netta, con cui Travaglio ha ribadito di voler proseguire le proprie inchieste, forte anche di un inviato sul posto.
Le critiche sulla gestione del caso
Nel suo intervento, Travaglio ha contestato anche le modalità con cui sarebbe stata gestita la vicenda. Pur riconoscendo che il presidente Mattarella si sia affidato alla Procura generale, il direttore ha criticato il fatto che il caso sia stato assegnato allo stesso magistrato che se ne era occupato in precedenza, chiedendosi perché non sia stato coinvolto un altro magistrato.