martedì, Luglio 21

Caso Minetti, Travaglio difende Il Fatto a Otto e Mezzo

Il caso Nicole Minetti continua a far discutere e approda in prima serata. Nello studio di Otto e Mezzo, il programma condotto da Lilli Gruber, il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio ha difeso con forza il lavoro del proprio giornale, dando vita a un acceso confronto con gli ospiti in studio, Paolo Mieli e Italo Bocchino.

Al centro del dibattito, l’esito delle verifiche della Procura generale di Milano, che ha confermato il parere favorevole alla grazia concessa all’ex consigliera regionale e non ha riscontrato le ricostruzioni pubblicate negli ultimi mesi.

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La linea di Travaglio

Il direttore non ha arretrato di un passo. Secondo Travaglio, il caso sarebbe chiuso per quanto riguarda le competenze del presidente della Repubblica, del ministro della Giustizia e della Procura generale, ma non per il suo giornale, che intende continuare a occuparsene.

Travaglio ha rivendicato il diritto di cronaca: non spetterebbe al Fatto concedere o negare le grazie, ma raccontare i fatti. La testata, ha spiegato, si sarebbe limitata a occuparsi di una grazia ritenuta ingiustificata, intervistando testimoni che, a suo dire, smonterebbero il parere favorevole espresso a gennaio dalla Procura generale.

L’avvertimento sulle querele

Il passaggio più duro ha riguardato proprio l’ipotesi di una contestazione di falso nei confronti del giornale. Travaglio ha sostenuto che la Procura non potrebbe accusare il Fatto di aver pubblicato il falso, perché non avrebbe sentito le stesse persone interpellate dai cronisti.

In caso contrario, ha avvertito il direttore, si tratterebbe di diffamazione: o arriverà una rettifica con tanto di scuse, oppure, ha annunciato, scatteranno le denunce. Una presa di posizione netta, con cui Travaglio ha ribadito di voler proseguire le proprie inchieste, forte anche di un inviato sul posto.

Le critiche sulla gestione del caso

Nel suo intervento, Travaglio ha contestato anche le modalità con cui sarebbe stata gestita la vicenda. Pur riconoscendo che il presidente Mattarella si sia affidato alla Procura generale, il direttore ha criticato il fatto che il caso sia stato assegnato allo stesso magistrato che se ne era occupato in precedenza, chiedendosi perché non sia stato coinvolto un altro magistrato.

Non sono mancate frecciate al Quirinale e riferimenti a presunte nuove informazioni che, secondo il direttore, continuerebbero ad arrivare dall’Uruguay. Travaglio ha inoltre messo in dubbio i due presupposti alla base della grazia, legati al cambiamento di vita di Minetti e alle ragioni umanitarie connesse alle cure per un minore.

Le posizioni del direttore, però, non sono rimaste senza replica. In studio, Mieli e Bocchino hanno incalzato Travaglio, dando vita a un botta e risposta serrato che ha tenuto banco per l’intera puntata e che ha rapidamente fatto il giro dei social.

Da una parte chi, come il Fatto, rivendica la correttezza del proprio lavoro giornalistico; dall’altra chi sottolinea come gli accertamenti ufficiali abbiano smentito le ricostruzioni circolate. Uno scontro che riflette la profonda spaccatura attorno all’intera vicenda.

Una partita ancora aperta

Al di là dei toni accesi, il caso resta tutt’altro che chiuso. Sul piano istituzionale la grazia è confermata, ma sul fronte mediatico e legale lo scontro prosegue, complici anche le annunciate azioni risarcitorie da parte dei legali di Minetti e Cipriani.

Tra inchieste giornalistiche, smentite ufficiali e minacce di querele incrociate, la vicenda si conferma uno dei terreni di scontro più roventi del momento, destinato a far discutere ancora a lungo.