Tra questi ci sarebbero le immagini delle telecamere di sorveglianza, i movimenti registrati dal cellulare dell’imputato durante la notte dell’omicidio e alcune presunte contraddizioni nei racconti forniti agli investigatori. La Procura sostiene inoltre che Dassilva avrebbe simulato una zoppia nei giorni successivi al delitto e che alcuni vestiti consegnati agli investigatori sarebbero risultati “troppo puliti”.
Uno dei punti centrali riguarda anche la testimonianza di Manuela Bianchi, che per mesi avrebbe protetto l’uomo prima di cambiare versione davanti agli inquirenti.
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La frase di Manuela Bianchi
Durante la requisitoria il pm ha ricordato anche una frase pronunciata da Manuela Bianchi il giorno dopo il delitto nella sala d’attesa della Questura. “Dimmi che non dobbiamo temere nulla”, avrebbe detto la donna a Dassilva secondo quanto emerso nelle indagini.
Per la Procura quella frase dimostrerebbe che Manuela iniziava già a sospettare del suo amante.
“247 volte non ricordo”
Il pubblico ministero ha attaccato duramente anche il comportamento processuale dell’imputato.
Secondo l’accusa, Dassilva avrebbe utilizzato per centinaia di volte la formula “non ricordo” durante gli interrogatori e le udienze.
“Ha mentito fin dalla prima domanda”, ha affermato Paci davanti alla Corte.
La difesa continua a respingere le accuse
La difesa di Dassilva continua però a respingere ogni ricostruzione accusatoria. Gli avvocati del 35enne sostengono che il quadro indiziario non sia sufficiente per una condanna e contestano duramente la lettura fatta dalla Procura.
Nel frattempo il processo entra ora nella fase decisiva, con le arringhe difensive e poi la camera di consiglio che porterà alla sentenza attesa nei prossimi giorni.
Il caso Pierina Paganelli continua intanto a restare uno dei delitti più seguiti e discussi degli ultimi anni in Italia.