Il giorno dopo la condanna definitiva e l’ingresso in carcere di Mario Roggero, il caso del gioielliere di Grinzane Cavour è diventato una mobilitazione politica organizzata. I capigruppo di Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati, sia alla Camera sia al Senato, hanno avviato una raccolta firme tra i propri parlamentari per chiedere la grazia.
“Riteniamo che, al di là degli aspetti di natura giuridica, quanto avvenuto a Roggero meriti una risposta immediata”, si legge nella nota, che parla del rischio che la pena diventi, “anche in considerazione della sua età”, una condanna di fatto perpetua.
L’affondo di Crosetto sulla magistratura

L’intervento più duro è arrivato dal ministro della Difesa Guido Crosetto, con un post su X. “Mario Roggero è in carcere. È stata applicata la legge? Probabilmente sì. È giusto? Per me no“, ha scritto, contestando l’impossibilità per il magistrato “di analizzare i fatti nella loro totalità”.
Il ministro ha poi allargato l’attacco alla giurisprudenza: “Ci hanno abituato da anni a una giurisprudenza che interpreta le leggi al punto di stravolgerle. È stata una pratica molto in voga per portare avanti battaglie ideologiche o contro alcuni ‘nemici'”. Da qui la conclusione: quanto accaduto a Roggero è “ingiusto, incomprensibile e anche difficile da accettare”, e “va esperita ogni possibilità perché possa tornare a casa”. Parole che, arrivando da un ministro in carica, aprono di fatto un fronte tra governo e magistratura su una sentenza passata in giudicato.
Salvini: “Estendere il perimetro della legittima difesa”
È tornato sul tema anche il vicepremier Matteo Salvini: “La condanna che ha mandato in galera un 72enne che per una vita ha lavorato e ha difeso se stesso, sua moglie e sua figlia dai rapinatori, per me non è giustizia”. Il leader della Lega conta che “l’intero centrodestra si faccia promotore della richiesta di grazia”.
Salvini ha inoltre rilanciato sul piano normativo: dopo la legge sulla legittima difesa voluta dal suo partito, “nel caso di Roggero dobbiamo estendere ancora di più il concetto e il perimetro”. E ha citato la proposta portata in Consiglio dei ministri per evitare il risarcimento danni ai parenti dei rapinatori.
Cirio: “La grazia è nella Costituzione”
Di tono diverso l’intervento del presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, che ha presentato un ordine del giorno in Consiglio regionale a sostegno della grazia, ma senza contestare i giudici: “Non voglio entrare nel merito giuridico della sentenza, ho massimo rispetto della magistratura che ha il compito di applicare le leggi”.
Per Cirio l’istituto della grazia “è sancito dalla Costituzione e rappresenta il punto di equilibrio tra il rigore della legge e la comprensione umana delle istituzioni”: un atto di perdono istituzionale “per chi può aver sbagliato, ma ha certamente agito sotto l’effetto di un grave turbamento emotivo”.
Cosa dicono le sentenze
Sul versante giudiziario, il quadro resta quello definito da tre gradi di giudizio. Roggero è stato condannato perché, il 28 aprile 2021, inseguì i rapinatori in fuga e sparò contro la loro auto quando — come scrissero i giudici d’appello — “l’azione aggressiva da parte dei rapinatori era totalmente conclusa”. È su questo che è stata esclusa la legittima difesa: non sulla reazione in sé, ma sul fatto che sia avvenuta a pericolo ormai cessato.
I tempi reali della grazia
Quanto alla richiesta, va ricordato che la grazia non è un provvedimento automatico. L’istanza apre un’istruttoria in cui vengono acquisiti gli atti del processo e i pareri dell’autorità giudiziaria; solo al termine il fascicolo arriva sul tavolo del presidente della Repubblica, cui spetta la decisione con decreto controfirmato dal ministro della Giustizia.
Non esistono tempi prestabiliti: l’esame può richiedere mesi o anche molto di più. E la raccolta firme, per quanto ampia, resta una sollecitazione politica: non produce effetti immediati e non sospende l’esecuzione della pena, che è già in corso.