L’effetto Vannacci: crescita strutturale o fiammata?
Il 3,3% rappresenta un dato simbolicamente importante. Non si tratta soltanto di una percentuale sopra la soglia psicologica del 3%, ma di un risultato che colloca Futuro Nazionale davanti ad alcune forze centriste consolidate.
Secondo le analisi demoscopiche, la crescita del nuovo soggetto politico avrebbe drenato voti principalmente dall’area sovranista, incidendo sia su Fratelli d’Italia sia sulla Lega. In particolare, il calo del Carroccio potrebbe essere parzialmente riconducibile al nuovo posizionamento dell’ex generale.
Le coalizioni restano stabili
Nonostante il debutto significativo, l’equilibrio tra le coalizioni appare ancora solido. Il centrodestra nel suo complesso resta largamente maggioritario, mentre il centrosinistra mantiene una base consolidata ma distante dalla soglia competitiva per un ribaltamento degli equilibri.
Il dato suggerisce quindi che, almeno per ora, l’“effetto Vannacci” è più visibile sul piano mediatico che su quello sistemico. Tuttavia, la soglia del 3% rappresenta un punto di partenza che potrebbe trasformarsi in una variabile politica rilevante in caso di elezioni anticipate.
Un debutto che cambia il dibattito
Il fatto che il dato sia stato anticipato direttamente da Mentana, con un tono che ne sottolineava la rilevanza, conferma come la nascita di Futuro Nazionale sia ormai considerata una novità strutturale del panorama politico italiano.
La domanda ora è se il 3,3% sia l’inizio di una crescita stabile o una fiammata legata alla novità del momento. Le prossime rilevazioni diranno se si tratta di un fenomeno consolidato oppure di un picco iniziale destinato a ridimensionarsi.
Intanto, la fotografia del 9 febbraio certifica un punto: Roberto Vannacci è entrato ufficialmente nella competizione elettorale con numeri che non possono più essere considerati marginali.

















