martedì, Agosto 4

Ceuta, scontro Italia-Spagna sui migranti: l’accusa di Albares e la replica del Viminale sui numeri

«No está a la altura». Non è all’altezza. È con queste parole che il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha attaccato il governo italiano, accusandolo di essere inadeguato rispetto alla crisi migratoria che ha travolto Ceuta, l’enclave spagnola in Nord Africa diventata in pochi giorni il centro del dibattito europeo.

Le dichiarazioni arrivano alla vigilia della riunione straordinaria dei ministri dell’Interno dell’Ue, convocata in videocall su impulso della premier italiana Giorgia Meloni e della danese Mette Frederiksen. Un’iniziativa alla quale si sono aggiunti 20 Paesi e che a Madrid è stata accolta con evidente fastidio.

Le accuse del ministro spagnolo

Nel suo intervento, Albares ha sostenuto che «ci sono stati governi che non sono stati all’altezza» della situazione deflagrata a Ceuta, e che «il governo italiano è stato uno di questi».

Il capo della diplomazia spagnola ha poi spostato l’attenzione su Lampedusa: «L’Italia è sommersa di migranti a Lampedusa ed è il Paese con il maggior numero di arrivi di irregolari in Europa, non è capace di risolvere la situazione, come ha fatto invece la Spagna».

Il riferimento è alla gestione dell’emergenza di Ceuta, dove in poche ore sono stati rimpatriati in Marocco quasi tutti i migranti che avevano attraversato la frontiera a nuoto.

Albares ha inoltre rimarcato che Ceuta e Melilla «non sono mai state minacce per lo spazio Schengen», sostenendo che la Spagna è invece sempre stata solidale con altri partner europei.

La replica del Viminale: i numeri

La risposta da Roma è arrivata rapidamente e si è spostata sul terreno dei dati. Il dicastero guidato da Matteo Piantedosi ha rivendicato: «In Italia da gennaio di quest’anno a oggi si è verificato un crollo degli sbarchi di migranti irregolari che è stato ottenuto proprio grazie alle politiche del governo Meloni».

Nel dettaglio, il Viminale parla di un calo del 55% rispetto all’anno scorso e di circa l’82% rispetto al 2023.

Sulla questione Lampedusa la replica è altrettanto secca: «Quanto alla presunta “invasione” di Lampedusa, al momento sono presenti 98 migranti sull’isola e da tempo non si vive nessuna situazione di emergenza sul posto».

La linea di Palazzo Chigi

La presidenza del Consiglio ha invece scelto la linea del silenzio pubblico. Secondo quanto riportato, Meloni si sarebbe limitata a un commento negli scambi con i suoi collaboratori riguardo alla lettera che ha portato al vertice: «Se la nostra lettera fosse stata firmata da sei-sette paesi sovranisti ok, ma se la firmano in 22 una domanda devi fartela… O no?».

Il tentativo di mediazione europeo

A provare a smorzare i toni è intervenuta la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, con una lettera indirizzata al premier spagnolo.

«La migrazione è una sfida europea che richiede una risposta europea. E, per questo, la solidarietà è fondamentale», ha scritto.

L’affondo di Fratelli d’Italia

Sul fronte politico interno, il capogruppo di FdI alla Camera Galeazzo Bignami ha rilanciato citando i dati del Viminale e sostenendo che nel governo Sánchez «hanno le idee molto confuse sull’immigrazione».

Secondo Bignami, «il ministro degli Esteri spagnolo dà i numeri a caso», dal momento che «in Spagna soltanto a Ceuta nell’ultima settimana sono arrivati 60mila migranti irregolari: il quadruplo di quanti ne sono arrivati complessivamente in Italia dall’inizio dell’anno».

L’esponente di FdI ha contestato anche il riferimento alla solidarietà spagnola, sostenendo che «navi Ong battenti bandiera iberica da anni sbarcano irregolari sulle nostre coste mentre non è mai avvenuto il contrario».

Una frattura destinata a durare?

A pesare sui rapporti tra Roma e Madrid c’è soprattutto la decisione italiana di sospendere Schengen nei confronti della Spagna, letta dalla Moncloa come un gesto politico ostile.

Da Palazzo Chigi, però, si tende a ridimensionare la portata dello scontro. La battuta che circola negli ambienti di governo è emblematica: «Se ci si lasciasse a ogni scaramuccia, allora avremmo dovuto cancellare Parigi dalla cartina…».

Il vero banco di prova resta comunque il vertice dei ministri dell’Interno, dove si capirà se dalla frattura possa emergere una linea comune europea o se le divisioni tra gli Stati membri siano destinate ad approfondirsi ulteriormente.