Una forte scossa di terremoto è stata registrata nella serata di lunedì 3 agosto nel nord del Marocco, precisamente nell’area situata a sud del Parco dell’Alto Atlante.
I sismografi hanno rilevato una magnitudo 4.7. L’evento si è verificato alle 21:14 locali, corrispondenti alle 22:14 italiane, generando comprensibile apprensione tra le popolazioni della zona.
Leggi anche:Terremoto ai Campi Flegrei, task force anti sciacallaggio a Pozzuoli: scatta il primo arresto
Leggi anche:Italia, fortissima scossa di terremoto avvertita da tutta la popolazione
Perché è stata avvertita così nettamente

Un elemento determinante per la percezione dell’evento è stata la profondità ridotta dell’ipocentro, stimata in soli 12 chilometri.
Questo fattore ha permesso alle onde sismiche di raggiungere la superficie con un’energia quasi inalterata, amplificando il risentimento avvertito dagli abitanti. Un meccanismo che spiega perché sismi di magnitudo moderata possano risultare estremamente percepibili.
Dalle prime rilevazioni effettuate dalle autorità non si segnalano danni a persone o cose. L’episodio ha però riacceso l’attenzione su un territorio geologicamente complesso e storicamente vulnerabile.
La dinamica tettonica della regione
Per comprendere le ragioni di questa attività ricorrente occorre guardare alla struttura geologica del Paese nordafricano.
La sismicità dell’area non deriva dalla presenza di una singola grande faglia visibile, ma è la conseguenza diretta della convergenza tra la placca africana e la placca euroasiatica.
Si tratta di un processo attivo da milioni di anni, che vede le due enormi masse continentali avvicinarsi a una velocità media di circa quattro millimetri all’anno. Uno spostamento apparentemente impercettibile che però accumula quantità enormi di energia all’interno delle rocce crostali.
Quando la resistenza meccanica dei materiali viene superata, la tensione si rilascia improvvisamente generando le onde sismiche percepite in superficie.
L’Alto Atlante, una catena ancora in crescita
La catena montuosa dell’Alto Atlante costituisce il cuore strutturale dove queste spinte vengono assorbite e liberate.
Si tratta di una formazione relativamente giovane dal punto di vista geologico e per questo ancora in fase di attivo sollevamento: le montagne continuano letteralmente a crescere, millimetro dopo millimetro, proprio a causa delle pressioni esercitate dallo scontro tra le placche.
Le rocce in profondità vengono costantemente deformate e piegate, costringendo i sistemi di faglie a riattivarsi ciclicamente. Quando la rottura avviene nei livelli più superficiali della crosta, come accaduto in questo caso, le oscillazioni risultano particolarmente intense e nitide per chi si trova in superficie.
Il ricordo del sisma del 2023
Ogni nuovo movimento tellurico nella regione riporta inevitabilmente la memoria al terremoto dell’8 settembre 2023, che colpì con violenza proprio la catena dell’Alto Atlante.
Quell’evento registrò una magnitudo 6.8, con epicentro nella provincia di Al Haouz, a breve distanza da Marrakech. La scossa causò migliaia di vittime e distrusse interi villaggi di montagna, caratterizzati da abitazioni storiche costruite con materiali tradizionali ed estremamente vulnerabili alle sollecitazioni sismiche.
Quel disastro sorprese in parte gli esperti, perché interessò un settore montuoso che non aveva mai espresso una violenza simile nell’epoca del monitoraggio strumentale moderno, rivelando l’esistenza di complesse faglie compressive profonde.
Gli altri eventi che hanno segnato il Paese
La storia sismica del territorio conta altri episodi drammatici. Il più noto è il terremoto di Agadir del 1960 che, pur presentando una magnitudo moderata pari a 5.7, provocò la distruzione quasi totale della città e circa 15.000 vittime, a causa della superficialità dell’ipocentro e della vicinanza al centro urbano.
Più di recente, nel 2004, la regione settentrionale fu colpita dal terremoto di Al Hoceima, un evento di magnitudo 6.3 che causò centinaia di vittime e ingenti crolli strutturali.
Episodi che confermano come l’intero settore resti soggetto a un’attività tettonica importante e, per sua natura, imprevedibile. Il caso di Agadir, in particolare, ricorda quanto la magnitudo da sola non basti a determinare l’impatto reale di un sisma: contano profondità, distanza dai centri abitati e soprattutto la qualità costruttiva degli edifici.