Prima ancora delle percentuali di partito, il dato che emerge con maggiore forza dall’ultimo sondaggio politico è quello sulla partecipazione: meno di un italiano su due oggi è realmente disposto ad andare a votare. Una soglia che racconta più di ogni altra cosa lo stato di salute del sistema politico nazionale.
Secondo la rilevazione Ixè del 27 gennaio 2026, solo il 46,9% degli intervistati dichiara una probabilità molto alta di recarsi alle urne. Un dato inferiore sia alle Politiche del 2022 sia alle Europee del 2024, già caratterizzate da una bassa affluenza.
Intenzioni di voto: equilibri stabili, variazioni contenute

Limitando l’analisi al solo bacino degli elettori orientati al voto, il quadro delle forze politiche appare sostanzialmente stabile. Fratelli d’Italia resta il primo partito con il 29,1%, pur registrando un lieve calo rispetto ai mesi precedenti. Il Partito Democratico è l’unica grande forza in crescita significativa, salendo al 22,6%.
Il Movimento 5 Stelle scende al 12,2%, mentre nel centrodestra arretrano Forza Italia e, in misura minore, la Lega. Cresce lentamente l’area ecologista e di sinistra, mentre il centro liberale resta frammentato e sotto soglia di reale competitività.
Nel confronto tra schieramenti, il centrodestra mantiene un vantaggio netto sugli avversari, ma questo dato va letto alla luce di una partecipazione potenzialmente molto bassa.
Il nodo vero: astensione e indecisione
Il dato politicamente più rilevante resta però quello legato all’astensione. L’11,7% del campione dichiara con certezza che non voterebbe, mentre una fascia ampia si colloca in una zona grigia di incertezza. È qui che si concentra il vero margine di instabilità del sistema.
Se costretti a scegliere, gli indecisi mostrano una maggiore propensione verso i partiti di opposizione rispetto a quelli di governo. Un’indicazione che segnala un malcontento diffuso, ma non ancora trasformato in consenso strutturato.
Leader e fiducia personale
Sul piano della fiducia individuale, la figura più trasversale resta Mario Draghi, che mantiene livelli elevati di consenso anche fuori dagli schieramenti. Giorgia Meloni conserva una base solida ma non in espansione, mentre gli altri leader restano sotto soglie di fiducia capaci di attrarre elettorato oltre i rispettivi bacini.
Il dato complessivo suggerisce una difficoltà del sistema politico a produrre figure in grado di ricucire il rapporto con l’elettorato più distante.
Istituzioni forti, politica debole
La fiducia nelle istituzioni mostra un divario netto: il Presidente della Repubblica raccoglie un consenso molto alto e trasversale, mentre governo e opposizione restano su livelli decisamente più bassi. In particolare, l’opposizione appare incapace di intercettare pienamente il disagio sociale e politico.
Il risultato complessivo è un quadro in cui la stabilità dei rapporti di forza convive con una profonda disaffezione democratica. Un equilibrio apparente che potrebbe essere messo in discussione solo da una mobilitazione oggi tutt’altro che scontata.













