L’ultimo osservatorio politico dell’Istituto Piepoli fotografa un’Italia che si muove su due piani apparentemente divergenti: da un lato rafforza la fiducia in Giorgia Meloni, dall’altro chiede con forza una linea più autonoma e critica nei confronti di Donald Trump. Un equilibrio delicato che racconta molto dell’attuale fase politica.

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Meloni al 45%: consenso in crescita
La fiducia nella presidente del Consiglio sale al 45%, con un incremento dell’1% rispetto alla precedente rilevazione. Un dato che consolida la leadership di Meloni in una fase complessa, tra tensioni internazionali, dossier economici aperti e il banco di prova delle Olimpiadi Milano-Cortina.
Il consenso personale della premier appare più solido della media della coalizione e testimonia una stabilità che, almeno sul piano dell’immagine, resiste alle turbolenze del quadro geopolitico.
Il nodo Trump: l’Italia chiede distanza
Il dato più sorprendente riguarda però la politica estera. Il 76% degli intervistati ritiene che l’Italia dovrebbe assumere una posizione più critica nei confronti di Donald Trump. Non si tratta soltanto di un orientamento dell’opposizione: nel centrosinistra la richiesta raggiunge il 96%, nel Movimento 5 Stelle il 91%, ma anche nel centrodestra emergono percentuali significative.
Il 63% degli elettori di Fratelli d’Italia e addirittura il 74% di Forza Italia chiedono maggiore fermezza verso l’ex presidente americano. La fiducia personale in Trump nel nostro Paese si ferma al 18%, segnale di un raffreddamento evidente rispetto a stagioni politiche precedenti.
Il messaggio che emerge è chiaro: sostegno alla leadership interna, ma attenzione massima all’autonomia internazionale.
Le intenzioni di voto: FdI domina, Lega in difficoltà
Sul piano elettorale le gerarchie restano stabili. Fratelli d’Italia si conferma primo partito con il 31,5%, mantenendo un vantaggio netto sul Partito Democratico, fermo al 21,5%. Il Movimento 5 Stelle si attesta al 12%, mentre Forza Italia sale al 9% superando una Lega in flessione al 7%, con un calo dell’1%.
Il centrodestra, nel suo complesso, resterebbe il primo blocco politico del Paese. Tuttavia, il calo leghista e la redistribuzione dei consensi interni aprono interrogativi sugli equilibri futuri della coalizione.
Il “fattore Vannacci”
Tra le novità più rilevanti compare Futuro Nazionale, il movimento guidato da Roberto Vannacci, che debutta al 2%. Il dato percentuale è ancora contenuto, ma la fiducia personale nel generale raggiunge il 23%, segno di un potenziale politico non trascurabile.
Nel bacino del centrodestra, il 37% degli elettori si dice disponibile a sostenerlo, con punte del 45% tra gli ex elettori leghisti. Un elemento che potrebbe incidere sugli equilibri della maggioranza, soprattutto se la frammentazione dovesse accentuarsi nei prossimi mesi.
Sicurezza e ordine pubblico: cresce la preoccupazione
L’indagine Piepoli evidenzia anche una forte preoccupazione per l’ordine pubblico. Il 72% degli italiani teme il rischio di violenze durante le manifestazioni di piazza. Il dato sale all’87% tra gli elettori del centrodestra, ma resta significativo anche nelle altre aree politiche.
Di fronte a questo clima, il 61% degli intervistati si dichiara favorevole all’introduzione di nuove misure di sicurezza. Nel centrodestra il consenso arriva all’80%, mentre nel campo progressista e nel M5S l’elettorato si divide quasi perfettamente a metà.
Un equilibrio fragile
Il quadro complessivo restituisce un Paese che, almeno oggi, premierebbe ancora il centrodestra alle urne. Ma l’elettorato mostra segnali di autonomia critica su temi chiave come la politica estera e la gestione delle tensioni interne.
Meloni rafforza la sua leadership personale, ma la richiesta di maggiore indipendenza rispetto a Washington rappresenta un messaggio politico preciso. In un contesto internazionale instabile, l’Italia sembra voler mantenere una linea di equilibrio: sostegno alla stabilità interna, ma senza farsi trascinare da dinamiche esterne percepite come divisive.
La vera sfida per il governo, nei prossimi mesi, sarà trasformare questo consenso in una strategia capace di tenere insieme identità nazionale, alleanze internazionali e coesione interna. Perché i numeri oggi sorridono alla maggioranza, ma il clima resta in evoluzione.