domenica, Luglio 5

Chi è Bintou Mia Diop: tra militanza Lgbt, polemiche e deleghe in Toscana. Il nuovo caso politico del Pd

La nomina di Bintou Mia Diop, 23 anni, a vicepresidente della Regione Toscana ha generato un acceso confronto politico. Giovane, attivista e molto vicina al mondo Lgbt+, Diop viene indicata da più parti come una delle figure simboliche della nuova linea del Partito Democratico guidato da Elly Schlein. Una linea progressista, identitaria, che però non manca di sollevare critiche e polemiche.

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La scelta del governatore Eugenio Giani di promuoverla a un ruolo così rilevante, senza un’esperienza politica consolidata alle spalle, ha fatto discutere fin da subito. Diop infatti non si era candidata e fino a pochi giorni prima era consigliera comunale a Livorno, incarico dal quale si è dimessa dopo l’annuncio della nuova nomina regionale.

Le battaglie identitarie e il caso della “carriera alias”

Il percorso politico di Diop si è distinto soprattutto per le campagne legate ai diritti delle persone non binarie e trans. Da rappresentante degli studenti, si è impegnata con forza per l’introduzione della cosiddetta “carriera alias”, ovvero la possibilità per gli studenti di utilizzare un nome diverso da quello anagrafico all’interno delle strutture scolastiche.

A Livorno, dove è stata consigliera comunale, la misura è stata approvata anche grazie al suo impegno. Una battaglia che ha rafforzato la sua immagine all’interno dell’ala più progressista del Pd, ma che ha alimentato critiche da parte di chi considera queste politiche come secondarie rispetto alle priorità economiche e sociali della regione.

Le polemiche tra murales queer, attivismo e tampon box

La giovane esponente democratica è diventata nota anche per alcune iniziative simboliche, dal “Queer Wall” – un murale dedicato alle identità di genere fluide – alla distribuzione degli assorbenti durante l’occupazione del liceo Niccolini Palli nel 2022, iniziativa che lei stessa rilanciò sui social.

Piccoli gesti di attivismo, visti da alcuni come testimonianze di sensibilità sociale e da altri come un bagaglio troppo leggero per giustificare una carica istituzionale così importante. Proprio questa dualità ha contribuito a far crescere il dibattito intorno alla sua figura.

La nomina in Toscana e le deleghe delicate

Giani le ha assegnato tre deleghe di grande peso politico: Legalità, Cooperazione internazionale e Pace. Un portafoglio che porta con sé responsabilità significative e che ha alimentato interrogativi, soprattutto alla luce di alcune sue posizioni pubbliche.

Dopo il 7 ottobre, Diop aveva pubblicato una storia sui social dichiarandosi “sempre dalla stessa parte” insieme alla bandiera palestinese. Un messaggio che ha generato controversie e richieste di chiarimento in un momento di altissima tensione internazionale. La diretta interessata ha parlato di interpretazione errata, ma la discussione resta aperta.

Le critiche interne al Pd e il ruolo di Schlein

La sua ascesa è stata letta da molti come un segnale della volontà di Elly Schlein di consolidare una nuova classe dirigente, più giovane e più vicina alle istanze progressiste. Una risposta anche alle difficoltà incontrate dalla segretaria nel tentativo di imporre altri nomi ai vertici regionali.

C’è però chi sottolinea l’assenza di esperienze professionali robuste nel curriculum della giovane vicegovernatrice, rilevabile anche dal sito del Comune di Livorno: studentessa universitaria, attivista Pd, membro dei Giovani Democratici e tesserata Arcigay. Nulla di più. Un profilo che alimenta discussioni e apre un confronto sulla meritocrazia e sulle priorità della coalizione.

Le prossime settimane saranno decisive per capire se la nomina di Diop sarà percepita come un passo avanti verso un Pd più rappresentativo o come un azzardo politico destinato a creare nuove fratture interne. Una domanda resta sospesa: questa scelta rafforzerà o indebolirà la leadership di Elly Schlein?