domenica, Febbraio 8

Cinema, addio a Jana Brejchová: fu una grande protagonista della Nouvelle Vague

Il 6 febbraio 2026, il mondo del cinema ha subito una perdita incommensurabile con la morte di Jana Brejchová, attrice simbolo della Nouvelle Vague cecoslovacca.

La notizia, diffusa dalla figlia Tereza Brodská, ha colpito profondamente non solo la Repubblica Ceca, ma anche tutti coloro che hanno amato il cinema europeo. Brejchová, scomparsa all’età di 86 anni dopo una lunga battaglia contro il morbo di Parkinson, lascia un’eredità artistica che continua a risuonare nel panorama culturale contemporaneo.

Nata a Praga il 20 gennaio 1940, Brejchová ha esordito giovanissima, dando vita a una carriera che l’ha vista protagonista di oltre cento film e produzioni televisive. La sua figura è emersa in un periodo di grande fermento artistico, quando il cinema cecoslovacco stava vivendo una rinascita sotto l’influenza della Nouvelle Vague. La sua bellezza e il suo talento l’hanno resa una delle attrici più riconoscibili del suo tempo, guadagnandosi il soprannome di “Brigitte Bardot ceca”. Ma chi era davvero Jana Brejchová, e perché la sua scomparsa segna un momento così significativo per la cultura europea?

Brejchová è stata una testimone e protagonista di un’epoca che ha segnato profondamente la storia del cinema cecoslovacco. Negli anni ’60, il suo volto luminoso e moderno ha catturato l’attenzione di registi di fama, portandola a interpretare ruoli che hanno ridefinito la femminilità sul grande schermo. Film come “Il principio superiore” e “Gli amori di una bionda” non solo hanno avuto successo al botteghino, ma hanno anche contribuito a una riflessione più ampia sulle dinamiche sociali e culturali del tempo. La sua presenza scenica, intensa e mai banale, ha fatto di lei un’icona, un simbolo di una nuova generazione di donne che si affacciavano alla ribalta in un contesto storico complesso.

Ma la carriera di Brejchová non si è limitata al cinema. La sua versatilità l’ha portata a diventare un volto familiare anche in televisione, dove ha partecipato a serie che hanno segnato l’immaginario collettivo di intere generazioni. In un’epoca in cui il regime comunista cercava di controllare la narrazione pubblica, la sua arte ha rappresentato una forma di resistenza e di autenticità. La sua scelta di rimanere legata a un cinema che considerava artisticamente significativo, nonostante le offerte allettanti dall’estero, parla di un impegno profondo verso la sua cultura e la sua identità.

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