Ci sono notizie che non arrivano come un fulmine a ciel sereno, ma come un colpo lento, devastante, che si abbatte su una vicenda già segnata da un dolore estremo. È quanto accaduto a Claudio Carlomagno, detenuto per il femminicidio della moglie Federica Torzullo, quando ha appreso della morte dei suoi genitori.
L’uomo, recluso in carcere dopo la confessione dell’omicidio, è stato informato del suicidio di Pasquale Carlomagno e Maria Messenio, trovati impiccati nella loro abitazione di Anguillara Sabazia. Da quel momento, le autorità penitenziarie hanno disposto per lui una sorveglianza a vista, misura adottata nei casi di particolare fragilità psicologica.
La comunicazione della morte e la sorveglianza in carcere

La notizia è stata confermata dal legale di Claudio Carlomagno, che ha spiegato come il suo assistito sia stato messo immediatamente sotto controllo costante dopo aver appreso dell’accaduto.
Una decisione presa per prevenire gesti autolesionistici, in un contesto emotivo definito dagli addetti ai lavori come estremamente critico. Nel giro di pochi giorni, infatti, l’uomo ha perso entrambi i genitori, mentre resta detenuto per uno dei reati più gravi previsti dall’ordinamento.
“Anche i familiari diventano vittime”
Nelle parole del difensore emerge una riflessione che va oltre il singolo caso giudiziario. I genitori di Claudio Carlomagno non erano indagati, ma sono stati travolti dalle conseguenze di un crimine che ha prodotto una reazione a catena devastante.
Secondo il legale, la loro morte rappresenta una discesa agli inferi che i due anziani non sono riusciti a sopportare. Una pressione composta da vergogna, dolore, esposizione mediatica e isolamento sociale, culminata in una decisione estrema.
La lettera al figlio Davide e la richiesta di rispetto
Prima di togliersi la vita, Pasquale Carlomagno e Maria Messenio hanno lasciato una lettera indirizzata all’altro figlio, Davide. In quelle righe, secondo quanto riferito, sarebbero contenute le motivazioni del gesto.

















