Su questo punto il legale ha chiesto con forza rispetto e riservatezza, sottolineando come il contenuto della lettera non debba diventare materiale da esposizione pubblica.
Un appello che nasce anche dall’osservazione di quanto accaduto sui social network, dove — nonostante la tragedia — sono comparsi messaggi carichi di odio e disumanizzazione, giudicati devastanti da chi segue professionalmente questi casi.
Il figlio rimasto solo
Al centro di questa storia resta ora una vittima silenziosa: il figlio minorenne di Claudio Carlomagno e Federica Torzullo.
In pochissimi giorni ha perso la madre, i nonni e, di fatto, anche il padre, destinato a restare detenuto per lungo tempo. Una sequenza di lutti che lascia aperta una ferita profonda e solleva interrogativi su come la società e le istituzioni possano farsi carico delle conseguenze umane di tragedie di questo tipo.
Una vicenda che non si chiude con un arresto
Il caso di Anguillara Sabazia dimostra come un femminicidio non colpisca mai una sola persona. Le sue onde d’urto continuano a propagarsi, distruggendo equilibri familiari, legami affettivi e vite che, formalmente, non avevano responsabilità penali.
Ora Claudio Carlomagno resta in carcere, sotto stretta sorveglianza, mentre l’indagine giudiziaria prosegue sul piano penale. Ma sul piano umano, il bilancio è già drammatico: una famiglia cancellata, un bambino rimasto solo e una comunità segnata da una catena di morte che non accenna a interrompersi.











