In Parlamento si distingue per un profilo rigoroso e per l’attenzione costante alle politiche sociali, al lavoro e all’uguaglianza di genere, diventando una figura di riferimento nell’area progressista.
Il ruolo di ministra dell’Istruzione
Nel 2016 Valeria Fedeli entra a far parte del governo Gentiloni come ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Il suo mandato si svolge in una fase complessa per il mondo della scuola, segnata da tensioni, riforme e richieste di maggiore inclusione.
Durante la sua esperienza al Miur, Fedeli ha posto al centro del dibattito temi come il diritto allo studio, la lotta alle discriminazioni e il rafforzamento del ruolo della scuola pubblica, affrontando anche confronti duri con sindacati e opposizioni.
Impegno civile e battaglie per la parità
Oltre ai ruoli istituzionali, Valeria Fedeli è stata una protagonista del femminismo italiano. È tra le fondatrici del movimento “Se non ora, quando?”, nato per contrastare la rappresentazione sessista delle donne e promuovere una reale parità nei luoghi di potere e nei media.
Anche dopo l’uscita dal Parlamento, ha continuato a intervenire nel dibattito pubblico, mantenendo una presenza costante sui temi dei diritti civili, della giustizia sociale e dell’istruzione.
Il ricordo e l’eredità politica
Sposata con Achille Passoni, anch’egli sindacalista ed ex parlamentare, Valeria Fedeli viveva a Roma. Con la sua scomparsa, il mondo politico e sindacale perde una figura che ha rappresentato per decenni un punto di riferimento nel dialogo tra istituzioni, lavoro e società civile.
Il suo percorso resta legato a un’idea di politica fondata sull’impegno, sulla coerenza e sulla difesa dei diritti, in particolare di chi è rimasto più esposto alle disuguaglianze economiche e sociali.


















