domenica, Agosto 2

Conte: “Sulle armi all’Ucraina decideranno le primarie”. Scoppia il caso nel campo largo, il Pd insorge

Una proposta e una linea politica che riaprono immediatamente uno dei nodi più delicati del centrosinistra. Giuseppe Conte ha annunciato che il tema del sostegno militare all’Ucraina verrà sciolto attraverso le primarie della coalizione.

Intervistato dal vicedirettore della Stampa Alessandro De Angelis alla rassegna PiazzAsiago, il leader del Movimento 5 Stelle ha usato parole nette: il nodo delle armi «lo scioglieremo con le primarie: faremo decidere gli italiani».

La posizione del M5S

Conte ha ribadito la linea del Movimento senza margini di ambiguità: «Non votiamo il sostegno militare, aiuti e sanzioni economiche sì».

Il leader ha poi motivato la posizione con alcune considerazioni destinate a far discutere: «Mi sembra che l’Ucraina abbia un arsenale militare super attrezzato, ci sono anche componenti di destra estrema e già c’è un mercato, ci si chiede che fine facciano quelle armi».

Cosa farebbe da premier

All’annuncio si è aggiunto un impegno preciso in caso di vittoria alle primarie: «Il giorno dopo mi batterò in Europa per trovare una soluzione negoziale che tuteli gli interessi dell’Ucraina, che è il Paese aggredito».

E se dovesse tornare a Palazzo Chigi? «Se dovessi essere investito di questa grande responsabilità chiamerei Zelensky, lo incontrerei per rassicurarlo: lui è l’aggredito. Ma un attimo dopo chiamerei Putin per imprimere una svolta negoziale», ha spiegato, aggiungendo: «Putin non vuole il negoziato? Andiamoci a sedere, andiamo a vedere».

La reazione del Pd

Le risposte dal Partito Democratico sono arrivate nel giro di poche ore, e non sono state morbide.

La deputata Lia Quartapelle ha scritto sui social: «Si prenda atto che c’è chi vuole rompere la coalizione, su una materia per noi del Pd del più alto valore, cioè il futuro dell’Europa e la sicurezza del nostro continente».

Ancora più tagliente il senatore Filippo Sensi: «Il Vannacci del campo largo si agita, promettendo una agenda filorussa e giocando allo sfascio. Non ci riuscirà. Dovrà fare pippa». E ha aggiunto un riferimento polemico a una possibile «alleanza gialloverde», sostenendo che gli italiani l’hanno già conosciuta.

Sulla stessa linea la senatrice Simona Malpezzi: «Stare con l’Ucraina significa difendere l’Europa. La pace passa dal ripristino del diritto internazionale stravolto dall’aggressore Putin», sottolineando che chi si candida a guidare il centrosinistra «può stare solo da una parte senza alternative».

Gli attacchi dall’esterno della coalizione

Il caso ha offerto immediatamente un’occasione anche agli avversari politici. Carlo Calenda, leader di Azione, ha commentato: «Se il Pd esistesse ancora politicamente, dovrebbe sancire oggi la fine del campo largo o costringere questo populista opportunista a fare retromarcia. Ma faranno finta di nulla. Come sempre».

Dal governo è intervenuto il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, leader di Forza Italia: «Conte è libero di stare dalla parte della Russia, dell’aggressore».

Tajani ha poi rilanciato: «Noi non partecipiamo alla guerra ma è giusto aiutare gli ucraini a difendersi. Magari chieda al suo alleato, il Pd, se sono d’accordo. Questa è la loro grande contraddizione. Decidano, dicano che vogliono fare in politica estera».

Un nodo tutt’altro che risolto

L’episodio riporta al centro una frattura che nel centrosinistra non è mai stata realmente ricomposta: quella tra chi considera il sostegno militare a Kiev un elemento non negoziabile e chi invece punta su una linea di pressione esclusivamente diplomatica ed economica.

La proposta di affidare la decisione alle primarie sposta il confronto su un terreno nuovo, trasformando una divergenza programmatica in un potenziale banco di prova per la leadership della coalizione.

Resta da capire come reagirà ufficialmente il Nazareno, e se la strada indicata da Conte troverà o meno un percorso condiviso. Nelle prossime settimane il tema è destinato a restare al centro del dibattito politico.