martedì, Marzo 31

Sigonella, la notte della sfida agli Usa: cosa accadde davvero nel 1985

La base di Sigonella è tornata al centro dell’attenzione dopo le recenti decisioni del ministro della Difesa Guido Crosetto. Ma per capire davvero il peso simbolico e politico di quel luogo, bisogna tornare indietro nel tempo, a una notte che ha segnato la storia della Repubblica.

Ottobre 1985: il dirottamento dell’Achille Lauro

Tutto inizia il 7 ottobre 1985, quando un commando del Fronte di Liberazione della Palestina prende il controllo della nave da crociera italiana Achille Lauro. A bordo ci sono centinaia di passeggeri. La crisi si trasforma presto in tragedia: un cittadino americano, Leon Klinghoffer, viene ucciso e gettato in mare.

Dopo giorni di tensione, i dirottatori accettano di arrendersi. Vengono imbarcati su un aereo egiziano con la prospettiva di lasciare la scena. Ma gli Stati Uniti non intendono chiudere così la vicenda.

L’intervento americano e l’atterraggio a Sigonella

Caccia statunitensi intercettano l’aereo egiziano e lo costringono ad atterrare nella base NATO di Sigonella, in Sicilia. È qui che la crisi cambia natura: da operazione antiterrorismo a confronto diretto tra due alleati.

Washington vuole prendere in custodia i terroristi e trasferirli negli Stati Uniti. Ma Roma ha una posizione opposta: il crimine è avvenuto su una nave italiana e, secondo il governo guidato da Bettino Craxi, la giurisdizione spetta all’Italia.

La notte dei due cordoni armati

Sulla pista di Sigonella si consuma uno dei momenti più delicati della storia diplomatica italiana del dopoguerra. Da una parte i militari italiani, carabinieri e avieri, dall’altra le forze speciali americane della Delta Force.

Due schieramenti armati, uno di fronte all’altro, pronti a intervenire. Una situazione che, per ore, resta sospesa sul filo di un possibile scontro. Il rischio di un incidente tra forze alleate è concreto.

La decisione del governo italiano

Il governo italiano sceglie la linea della fermezza. Craxi ordina di non cedere e dispone l’invio di rinforzi. La posizione è chiara: i dirottatori devono essere arrestati e processati in Italia.

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