sabato, Luglio 18

Crans-Montana, gestori liberi dopo la strage: famiglie furiose. «È omicidio»

La decisione delle autorità svizzere di lasciare in libertà i coniugi Moretti, gestori del locale Le Constellation, ha acceso una nuova e durissima polemica attorno alla strage di Capodanno a Crans-Montana. Mentre proseguono le indagini sull’incendio che ha causato la morte di decine di giovani, le famiglie delle vittime reagiscono con rabbia e sgomento a una scelta che considerano incomprensibile e pericolosa.

Secondo i parenti dei ragazzi morti nel rogo, la libertà concessa ai gestori del locale rappresenta un rischio concreto per il futuro del procedimento giudiziario. Il timore è che l’assenza di misure restrittive possa compromettere il regolare svolgimento dell’inchiesta e, nel peggiore dei casi, impedire l’accertamento completo delle responsabilità.

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L’ira delle famiglie: «Così si mette a rischio la giustizia»

Le parole dei legali che assistono i familiari delle vittime fotografano un clima di profonda tensione. «È un rischio enorme aver lasciato queste persone in libertà», è il senso della denuncia avanzata da chi rappresenta diversi genitori colpiti dalla tragedia. La paura è che, in assenza di vincoli, i gestori possano allontanarsi dalla Svizzera, rendendo più complesso o addirittura impossibile arrivare a un processo che le famiglie considerano dovuto.

Per i parenti delle vittime, la sofferenza del lutto si somma ora a quella di una battaglia giudiziaria che appare già in salita. La richiesta è una sola: chiarezza, rapidità e garanzie affinché nessuna responsabilità venga insabbiata.

Gli avvocati esclusi dalle audizioni

A rendere ancora più delicata la situazione è la gestione delle prime fasi investigative. Alcuni legali che rappresentano le famiglie hanno espresso stupore e indignazione per l’esclusione degli avvocati dalle audizioni iniziali. Una scelta che, secondo loro, mina il diritto delle parti offese a seguire da vicino un’indagine che riguarda la morte dei propri figli.

La Procura del Canton Vallese ha difeso la propria linea, spiegando che, allo stato attuale, non sussisterebbero elementi tali da giustificare misure cautelari come la detenzione preventiva. Secondo la procuratrice generale, non vi sarebbero indizi di rischio di fuga, collusione o reiterazione del reato, pur ribadendo che la situazione resta costantemente monitorata.

«Scelte fatte per velocizzare l’inchiesta»

Dalla Procura arriva anche la giustificazione legata alla necessità di garantire rapidità al procedimento e di evitare fughe di notizie, vista l’enorme attenzione mediatica che circonda il caso. Una spiegazione che, tuttavia, non convince né le famiglie né parte della comunità giuridica svizzera.

Secondo alcuni esperti di diritto penale, la modalità con cui vengono condotte le audizioni potrebbe rivelarsi problematica. Il rischio, viene sottolineato, è che gli interrogatori effettuati senza il coinvolgimento delle parti civili possano dover essere ripetuti, con un conseguente rallentamento dell’intera inchiesta.

Il video del 2020 e i rischi già noti

Ad aggravare ulteriormente il quadro è la comparsa di un video risalente al Capodanno 2020. Le immagini, tornate alla luce nei giorni successivi alla tragedia, mostrerebbero come all’interno del locale fossero già noti i rischi legati all’uso di materiali fonoassorbenti altamente infiammabili presenti sul soffitto del Constellation, soprattutto in combinazione con candele e fontane pirotecniche.

Secondo alcuni legali, quel video dimostrerebbe che il pericolo di incendio non solo era prevedibile, ma conosciuto da tempo da chi gestiva il locale. Un elemento che potrebbe cambiare radicalmente la qualificazione giuridica dei fatti.

L’ipotesi di omicidio con dolo eventuale

Alla luce delle nuove evidenze, alcuni giuristi parlano apertamente di un possibile salto di qualità nell’impianto accusatorio. Se venisse dimostrato che i gestori erano consapevoli dei rischi e hanno comunque permesso l’utilizzo di dispositivi pericolosi in un ambiente affollato, l’ipotesi non sarebbe più quella di una semplice negligenza.

Si aprirebbe, invece, lo scenario dell’omicidio con dolo eventuale, una fattispecie che presuppone l’accettazione del rischio che un determinato comportamento possa causare la morte di altre persone. In parallelo, si parlerebbe anche di lesioni personali gravi commesse con la stessa forma di dolo.

Una ferita ancora aperta

Mentre a Crans-Montana si susseguono i funerali e le commemorazioni delle giovani vittime, il fronte giudiziario resta incandescente. Le famiglie chiedono risposte, certezze e responsabilità, convinte che solo un processo pieno e trasparente possa dare un senso, almeno sul piano della giustizia, a una tragedia che ha segnato per sempre le loro vite.

La sensazione diffusa è che l’inchiesta sia solo all’inizio e che il confronto tra Procura e parti civili sia destinato a farsi sempre più duro, soprattutto se emergeranno nuove prove capaci di dimostrare che quel disastro non è stato solo una fatalità, ma il risultato di scelte consapevoli e ripetute nel tempo.