Si fa sempre più pressante la richiesta di verità sulla morte di Emanuele Galeppini, il diciassettenne genovese rimasto ucciso nella strage di Capodanno a Crans-Montana. A sollevarla è il legale della famiglia, l’avvocato Alessandro Vaccaro, che chiede con forza l’esecuzione di un’autopsia per chiarire le reali cause del decesso.
Secondo quanto riferito dal difensore, sul corpo del ragazzo non sarebbero stati riscontrati segni evidenti di ustioni riconducibili all’incendio che ha devastato il locale Le Constellation, intrappolando oltre cento persone e causando la morte di quaranta giovani.
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I dubbi sulla causa della morte
L’assenza di ustioni visibili ha aperto interrogativi profondi nella famiglia Galeppini. L’ipotesi più concreta, secondo il legale, è che Emanuele possa essere morto per asfissia da fumo piuttosto che per le fiamme. Un dettaglio non secondario, che potrebbe incidere in modo rilevante sulla qualificazione giuridica dei fatti e sulle responsabilità penali.
“Il corpo non presentava segni di ustione – ha spiegato l’avvocato Vaccaro – e anche oggetti personali come il cellulare e il portafoglio non risultano bruciati”. Elementi che, a giudizio della difesa, rendono indispensabile un accertamento medico-legale approfondito.
La richiesta di autopsia rimasta senza risposta
Nonostante le richieste formali inoltrate alle autorità svizzere, al momento non sarebbe stata disposta alcuna autopsia sul corpo del giovane. Un silenzio che alimenta lo sconcerto e il dolore dei familiari, già provati dalla perdita improvvisa del figlio.
“Abbiamo chiesto spiegazioni e abbiamo chiesto che venga effettuata l’autopsia – ha dichiarato Vaccaro – ma non abbiamo ottenuto risposta”. Una situazione che, secondo la famiglia, rischia di compromettere la possibilità di fare piena luce sulle ultime ore di vita del ragazzo.
Il riserbo della famiglia
I genitori di Emanuele Galeppini hanno scelto il massimo riserbo, evitando esposizioni mediatiche e mantenendo il silenzio anche su luogo e orario dei funerali, previsti nelle prossime ore. Una scelta dettata dal dolore e dal desiderio di proteggere la memoria del figlio.
Tuttavia, attraverso il loro legale, chiedono che venga fatta chiarezza fino in fondo. Non si tratta solo di comprendere come sia morto Emanuele, ma di accertare se vi siano state carenze nei soccorsi, nei sistemi di evacuazione e nella gestione dell’emergenza all’interno del locale.
Un tassello chiave nell’inchiesta su Crans-Montana
La vicenda di Emanuele Galeppini si inserisce in un’inchiesta già complessa e carica di tensioni, segnata da accuse sulla sicurezza del locale, sulla capienza e sulle condizioni delle vie di fuga. L’eventuale conferma di un decesso per asfissia potrebbe rafforzare l’ipotesi che molte vittime non siano state uccise direttamente dalle fiamme, ma dal fumo sprigionato in pochi minuti.
Un elemento che potrebbe incidere in modo determinante sulle responsabilità dei gestori e sulla ricostruzione di quanto accaduto nella notte che ha trasformato una festa di Capodanno in una delle tragedie più gravi degli ultimi anni.