Ricoverato all’ospedale Hermanos Ameijeiras dell’Avana a seguito di un grave malore che lo ha colpito a Santa Clara, l’ex deputato M5S Alessandro Di Battista ha ricevuto una vasta catena di affetto e vicinanza da parte del mondo politico e civile. Tra le numerose telefonate arrivate anche quelle della premier Giorgia Meloni e del ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Tajani ha descritto Di Battista come «combattivo nel tono e non indebolito nel morale», augurandosi di tornare presto a dividersi «ma non sulla solidarietà tra italiani e sui percorsi di pace da ricostruire». Ma è proprio sul quando tornerà che restano i dubbi dei medici.
Leggi anche:Di Battista, il mal di testa incessante, l’ictus, il ricovero a Cuba: “Condizioni gravissime”
Leggi anche:Di Battista ricoverato a Cuba, il messaggio di Travaglio

Due medici volati all’Avana da Di Battista
Per valutare le condizioni di salute e l’effettiva trasportabilità in patria, due specialisti del Policlinico Gemelli di Roma sono volati all’Avana, riporta il Corriere della Sera, su impulso di Giuseppe Conte. L’équipe fa capo al professor Francesco Doglietto (Neurochirurgia) e al professor Massimo Antonelli (Rianimazione e Terapia Intensiva). I medici affiancheranno lo staff locale per organizzare il rientro in sicurezza.
Di Battista e il Movimento hanno rifiutato la disponibilità dell’aereo di Stato offerto dal governo: se il quadro clinico lo permetterà, l’ex parlamentare viaggerà su un volo di linea, altrimenti verrà impiegato un aereo sanitario i cui costi saranno coperti da assicurazione, M5S e Il Fatto Quotidiano.
Altro aspetto che sottolinea il Corriere è che tra i vari incoraggiamenti Dibba avrebbe ricevuto in forma strettamente privata un saluto anche dal fondatore del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, che finora non ha dichiarato nulla pubblicamente sulla vicenda.
Gli esami in corso
In queste ore l’ex deputato sta venendo sottoposto a molti esami, dopo la prima Tac a Santa Clara di venerdì scorso. Ieri, riporta Il Fatto Quotidiano, c’è stata una riunione sul suo caso tra gli specialisti dell’ospedale Hermanos Ameijeiras, a cui hanno partecipato anche il viceministro cubano alla Salute e l’ambasciatrice italiana nell’isola, Simona De Martino.
La sanità cubana tra crisi e resistenza
Il quotidiano diretto da Marco Travaglio sottolinea in un pezzo a parte le condizioni in cui versa la sanità nel Paese. A duecento giorni dall’inizio del “blocco energetico” imposto dagli Stati Uniti il 29 gennaio — come lo definisce Granma, organo del Partito Comunista cubano — l’isola versa in una crisi drammatica.
Di fronte allo strangolamento economico, la popolazione si divide tra chi spera in un intervento statunitense sullo stile venezuelano, chi si stringe attorno alla retorica della resistenza castrista e chi sceglie l’esilio. Secondo il demografo Juan Carlos Albizu-Campos, dal post-pandemia a oggi oltre 2,5 milioni di persone hanno abbandonato il Paese.
La quotidianità resta paralizzata tra strade al buio e carenze strutturali di cibo e medicinali, proprio alla vigilia del nuovo anno scolastico. «Nonostante il devastante impatto della crisi, il sistema sanitario è riuscito a garantire la campagna vaccinale infantile», dichiara al Fatto Quotidiano Michele Curto, presidente dell’associazione AICEC. «Cuba produce 9 dei 12 farmaci essenziali per i bambini, ma scarseggiano le materie prime importate. Mancano del tutto i farmaci oncologici e metabolici, costringendo gli ospedali a virare sulle cure naturali. Spesso nei reparti si opera alla luce dei cellulari e con pompe sanguigne azionate manualmente».