mercoledì, Settembre 30

Di Battista e il tumore cerebrale, parla il neurochirurgo: “Ci sono oltre 100 tipi diversi”

La rivelazione di Alessandro Di Battista sulla malattia che lo ha colpito ha riportato l’attenzione mediatica e collettiva sui tumori cerebrali, patologie spesso percepite da chi le ascolta come una diagnosi senza possibilità di cura, un’etichetta che evoca una sentenza inappellabile.

Una rappresentazione che, secondo gli specialisti, rischia però di essere profondamente fuorviante e dannosa per la comprensione della realtà medica. Sotto la definizione generica di “tumore al cervello” rientrano infatti più di cento forme differenti, ciascuna con caratteristiche proprie, trattamenti specifici e prognosi che possono variare notevolmente da una all’altra. Non è un dettaglio tecnico. È la differenza tra la speranza e la disperazione. È la differenza tra una malattia curabile e una condanna.

L’ex parlamentare ha raccontato a DiMartedì, su La7, che il malore accusato a Cuba era stato provocato da un edema cerebrale legato alla presenza di un tumore. Dopo le prime terapie per ridurre l’edema cerebrale e permettere l’intervento chirurgico, Di Battista è stato sottoposto a un’operazione all’Avana durante la quale, secondo quanto da lui riferito, è stata asportata quasi completamente la massa. Ora dovrà proseguire il percorso terapeutico, il cammino che lo porterà verso la guarigione o verso il controllo della malattia.

Più di 100 tipi di tumore cerebrale: la complessità della malattia

A spiegare quanto sia complesso e fuorviante parlare genericamente di questa malattia è Christian Brogna, neurochirurgo specializzato nella chirurgia dei tumori cerebrali complessi e nella neuro-oncologia e responsabile della Neurochirurgia del Paideia International Hospital di Roma. “Ci sono oltre 100 tipi di tumore cerebrale, ciascuno con caratteristiche e comportamenti differenti. Per questo non è corretto parlare dei tumori cerebrali come se fossero un’unica malattia”, ha spiegato lo specialista all’Adnkronos Salute con una chiarezza che dovrebbe servire come promemoria per tutti. Non è un tumore. Sono tumori. Non è una malattia. Sono malattie. Ogni distinzione, ogni caratterizzazione, ogni specificazione è cruciale perché determina tutto il resto: le cure, le probabilità di guarigione, la qualità della vita futura.

Secondo Brogna, nell’immaginario collettivo la diagnosi di tumore al cervello continua a essere associata quasi automaticamente a deficit cognitivi permanenti, disturbi del linguaggio invalidanti, demenza progressiva e a una prognosi universalmente negativa. Ma il quadro clinico reale può essere infinitamente più articolato e complesso. Ci sono tumori che non influenzano affatto le funzioni cognitive. Ci sono tumori benigni che possono semplicemente essere osservati nel tempo. Ci sono tumori aggressivi che rispondono bene alle terapie. La realtà è più sfumata, meno categorica, molto più piena di possibilità di quanto l’immaginario collettivo sia disposto a riconoscere.

La classificazione complessa: non basta definire il tipo

La stessa classificazione delle neoplasie cerebrali è straordinariamente complessa e articolata.

Anche all’interno di una determinata categoria principale possono infatti esistere diversi sottotipi, caratterizzati da differenti comportamenti biologici, velocità di crescita, risposta alle cure. Tra gli elementi cruciali che incidono sul percorso del paziente ci sono la localizzazione precisa del tumore all’interno del cervello, la possibilità tecnica di intervenire chirurgicamente senza danneggiare zone critiche, l’età della persona colpita e le sue condizioni generali di salute, la storia clinica pregressa, la presenza o meno di altre malattie. Non è una scienza esatta. È una combinazione di fattori che richiedono valutazione e personalizzazione per ogni singolo caso.

Tumori benigni e maligni: la complessità dell’asportazione parziale

Un elemento fondamentale che il neurochirurgo Brogna sottolinea con forza è che esistono tumori cerebrali ad alta malignità e aggressività, ma anche forme completamente benigne che non minacciano la vita. E, elemento che sorprenderà molti, persino l’entità dell’asportazione chirurgica, considerata isolatamente, non permette di stabilire quanto sia grave una neoplasia. “Il fatto che un tumore venga asportato solo in parte non permette, da solo, di stabilirne la natura o la gravità”, sottolinea Brogna con un’affermazione che contraddice il senso comune ma che è medicamente corretta. In determinate circostanze sia una forma benigna, che non rappresenta un pericolo imminente, sia una forma più aggressiva possono essere rimosse soltanto parzialmente, non perché il chirurgo abbia rinunciato, ma perché la ragione è legata alla delicatezza straordinaria dell’organo sul quale si interviene.

Il neurochirurgo deve tenere conto scrupolosamente delle aree cerebrali coinvolte dal tumore e dei confini entro i quali è possibile e sicuro operare senza provocare danni catastrofici. Asportare completamente un tumore che si trova accanto alle aree che controllano il linguaggio, il movimento, la vista o altre funzioni essenziali potrebbe trasformare una cura in una disabilità permanente. In questi casi, il chirurgo compie la scelta difficile di rimuovere il tumore parzialmente, preservando la qualità della vita e le funzioni neurali essenziali, sapendo che ulteriori trattamenti potranno seguire.

Il caso di Di Battista: impossibile concludere senza informazioni complete

Nel caso di Di Battista, non sono stati resi pubblici dettagli sufficienti per stabilire quale sia lo specifico tipo di neoplasia diagnosticata, quali siano le sue caratteristiche biologiche e molecolari, quale sia la sua localizzazione precisa. Lo stesso ex parlamentare ha spiegato soltanto che i medici cubani hanno rimosso “quasi tutto” il tumore e che adesso dovrà affrontare ulteriori cure, probabilmente radioterapia, chemioterapia o terapie specifiche a seconda delle caratteristiche della massa. Sulla base di queste informazioni molto limitate, è impossibile e inappropriato per chiunque, anche per i media, trarre conclusioni sulla prognosi o sulla gravità della situazione.

Non esiste una terapia unica: il trattamento varia da caso a caso

Non esiste quindi una terapia unica e standardizzata per tutti i tumori cerebrali,

come se fossero una malattia monolitica. Il trattamento viene stabilito sulla base della diagnosi specifica e delle caratteristiche biologiche e molecolari della neoplasia. A seconda dei casi individuali, il percorso terapeutico può comprendere chirurgia di asportazione, radioterapia tradizionale, radiochirurgia stereotassica, chemioterapia sistematica e controlli periodici attraverso la risonanza magnetica per monitorare l’evoluzione. Un ruolo determinante viene inoltre svolto dal profilo biologico e molecolare del tumore, cioè dalle caratteristiche genetiche e cellulari che consentono agli specialisti di definirne con maggiore precisione la natura e di orientare le successive scelte terapeutiche verso la strategia più efficace.

In alcune forme di tumore cerebrale la completa asportazione chirurgica può condurre alla guarigione completa e definitiva; in altre, invece, è necessario associare alla chirurgia ulteriori trattamenti, con l’obiettivo non di curare la malattia in modo definitivo, ma di controllarla nel tempo, prolungare la sopravvivenza il più possibile e preservare il più possibile la qualità della vita del paziente. Non sono obiettivi identici, ma sono entrambi nobili e importanti.

La complessità rende impossibile le generalizzazioni: ogni caso è unico

È per questo che, sottolinea il neurochirurgo Brogna, parlare semplicemente di “tumore al cervello”

senza specificare il tipo, la localizzazione, le caratteristiche biologiche, l’età del paziente, non permette di formulare conclusioni significative sul singolo caso. Diagnosi, prognosi e terapie dipendono dalla specifica neoplasia e dalle caratteristiche personali della persona che ne è colpita. Quello che funziona per un paziente potrebbe non funzionare per un altro. Quello che è grave per un tipo di tumore potrebbe essere gestibile per un altro. La medicina non è una scienza che funziona per categorie generali. Funziona per individui specifici, con malattie specifiche, e richiede un approccio personalizzato e basato sull’evidenza scientifica.

Un appello alla consapevolezza e alla corretta informazione medica

Le parole del neurochirurgo Brogna rappresentano un importante appello alla consapevolezza

circa la complessità dei tumori cerebrali e l’importanza di evitare generalizzazioni fuorvianti. Il caso di Di Battista, per quanto pubblico e mediatico, serve principalmente come promemoria che la realtà medica è più complessa, più variegata, più piena di possibilità di guarigione e di speranza di quanto l’immaginario collettivo sia disposto a riconoscere. Ogni diagnosi è un inizio di un percorso personale, non una sentenza universale.