Conti ha poi aggiunto: “In linea generale mi piace questa democrazia, mi piace che le persone che eleggiamo siano competenti e portino avanti le nostre indicazioni”. Una risposta che, pur senza entrare nel merito del quesito referendario, ha ribadito la sua fiducia nel sistema della rappresentanza parlamentare.
Parole che non sono passate inosservate, soprattutto sui social, dove in molti hanno letto nella dichiarazione un tentativo di restare equidistante. A commentare con ironia è stato il giornalista Andrea Scanzi, che ha definito l’intervento “mitologico” e “cerchiobottista”, sottolineando come il conduttore abbia evitato accuratamente di prendere posizione.
Sanremo e la politica: un confine sottile
Non è la prima volta che il palco – o meglio, la sala stampa – dell’Ariston diventa terreno di confronto tra spettacolo e attualità. Il Festival, pur essendo una manifestazione musicale, resta uno degli eventi mediatici più seguiti in Italia, e ogni dichiarazione può assumere un peso simbolico.
La scelta di Conti di non esporsi apertamente può essere letta in più modi: prudenza istituzionale, volontà di mantenere il Festival fuori dallo scontro politico, oppure semplice convinzione personale sul ruolo della democrazia rappresentativa. Resta il fatto che la risposta ha acceso il dibattito, dimostrando ancora una volta come Sanremo sia anche specchio del clima del Paese.
Tra musica, classifiche e polemiche, anche una domanda apparentemente “facile” può trasformarsi in un caso mediatico. E mentre il referendum si avvicina, il confine tra spettacolo e politica continua a essere sottile.



















