A un passo dall’addio. Secondo fonti concordanti di alto livello, negli ultimi giorni il ministro della Difesa Guido Crosetto si è trovato di fronte a un bivio delicato: restare alla guida del dicastero accettando un ridimensionamento delle spese militari, oppure lasciare l’incarico. Una tensione che ha attraversato il governo e che ruota attorno a un possibile nuovo taglio alle risorse per le forze armate.
La riunione ad alta tensione

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Il nodo è esploso nel corso di una serie di complesse riunioni tra Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Giancarlo Giorgetti e Antonio Tajani. Sul tavolo, la richiesta della Lega di frenare su tutto: non solo sul ricorso al programma Purl, ma anche sul programma Safe, il prestito europeo destinato agli investimenti militari, che il Carroccio vorrebbe addirittura cancellare.
Una posizione che Crosetto non era disposto ad accettare. La premier, che non può permettersi uno strappo del genere mentre sono in corso diverse crisi internazionali, ha mediato. Alla fine è stato il titolare del Tesoro a trovare un compromesso temporaneo.
La promessa di Giorgetti
Per evitare la rottura, Giorgetti avrebbe promesso di innalzare il budget della difesa dello 0,35% del PIL, oggi fermo all’1,61%. Una percentuale composta da uno 0,15% già programmato per il 2026, da un altro 0,15% per il 2027 e da un ulteriore piccolo segnale utile ad avvicinare la soglia del 2%. In tutto, si parla di circa 7,5 miliardi in più.
Un impegno tutt’altro che semplice da rispettare e ancora da verificare. Proprio per questo Crosetto avrebbe fissato un orizzonte preciso entro cui valutare l’attendibilità della promessa: la legge di bilancio di fine 2026. Se l’impegno non dovesse essere mantenuto, il nuovo anno potrebbe aprirsi con clamorose dimissioni.