La polemica esplosa alla Mostra del Cinema
La Mostra del Cinema di Venezia, giunta all’82ª edizione, si è ritrovata improvvisamente al centro di una polemica politica. A finire nel mirino è Emanuela Fanelli, attrice e comica romana, madrina del festival. Il “peccato” che le viene contestato da alcuni ambienti attivisti pro-Palestina è quello di non aver preso posizione su Gaza, di non aver indossato simboli come kefiah o spille con la bandiera palestinese e di non aver dedicato un discorso politico durante la cerimonia inaugurale.
Fanelli, in realtà, si è limitata a svolgere il ruolo che le era stato affidato: accompagnare con garbo e leggerezza le serate del festival. Un compito istituzionale e super partes, ben lontano dalle logiche militanti. Ma tanto è bastato per scatenare accuse e insulti sui social, con molti che l’hanno bollata come “complice” o “indifferente”.
Quella che per molti dovrebbe essere una manifestazione culturale si è trasformata, almeno agli occhi degli attivisti, in un palcoscenico geopolitico. Oggi, secondo i detrattori, chiunque abbia un microfono deve pronunciare le “parole d’ordine” del momento. Chi non lo fa viene accusato di tradimento. «Non basta più essere contro la guerra – osservano i commentatori – bisogna esserlo con le parole giuste e contro i nemici giusti».
La vicenda riaccende così il dibattito su quanto arte e politica debbano mescolarsi, e dove sia il limite tra impegno civile e strumentalizzazione.