L’avventura di Massimo Giletti in Rai si avvia verso la conclusione. Il contratto del giornalista piemontese con l’azienda pubblica scade il prossimo giugno, ma secondo quanto riportato da Dagospia e confermato da fonti interne, i vertici Rai non hanno alcuna intenzione di rinnovarlo. Il programma Lo Stato delle Cose, in onda su Rai3, chiuderà il 31 marzo 2026, con l’aggiunta di qualche speciale già previsto dal contratto originale — un modo, come hanno chiarito gli stessi vertici dell’azienda, per esaurire completamente gli impegni contrattuali con il conduttore senza prolungare la collaborazione oltre il necessario.
La notizia ha un sapore amaro, soprattutto guardando i numeri. Lo Stato delle Cose era partito in sordina, costruendo puntata dopo puntata un pubblico sempre più solido: dagli ascolti iniziali intorno al 2% di share, il programma era arrivato a toccare punte dell’8% su Rai3, una crescita significativa per una rete e una fascia oraria non certo facile. Risultati che, evidentemente, non sono bastati a convincere i vertici Rai a puntare ancora su Giletti.
La cosa più curiosa è il quadro politico che circonda questa vicenda. Giletti non è inviso al governo — anzi, il suo nome è considerato tutt’altro che ostile alla maggioranza di centrodestra. Eppure, secondo Dagospia, nessuno tra Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega avrebbe preso le sue parti o fatto pressioni per il rinnovo. Un silenzio che pesa, e che dice qualcosa sui rapporti di forza reali all’interno dell’ecosistema mediatico italiano.
Come si è arrivati fino a questo punto? E cosa ha detto Giletti prima di andarsene?

















