domenica, Agosto 2

“È stato lui”: il fratello Sergio rompe il silenzio sul caso Resinovich

Caso Liliana Resinovich: Il marito Sebastiano Visintin si difende dalle accuse

Sebastiano Visintin respinge con fermezza ogni sospetto riguardante la morte della moglie Liliana Resinovich, un caso che continua a suscitare numerosi interrogativi. “Non temo nulla”, ha dichiarato Visintin, ribadendo la propria innocenza. L’omicidio di Liliana è ormai una certezza per gli inquirenti, ma il marito afferma di avere la coscienza pulita. “Se mi arriva un avviso di garanzia, sarà semplicemente una conseguenza delle indagini in corso. Tuttavia, credo che ci siano molte persone coinvolte in questa vicenda, ed è giusto che vengano tutte ascoltate”, ha spiegato durante un’intervista rilasciata a Quarto Grado.

 

I protagonisti del caso: accuse e sospetti

Tre figure emergono in questa drammatica storia: Sebastiano Visintin, marito della vittima; Claudio Sterpin, l’amante di Liliana; e Sergio Resinovich, fratello della donna. Gli ultimi due puntano il dito contro Visintin, ritenendolo direttamente coinvolto nella tragica scomparsa di Liliana.

“Sergio Resinovich sta facendo dichiarazioni assurde. Ci sarebbero molte cose che potrei dire su di lui, ma preferisco aspettare il momento opportuno”, ha affermato Visintin. Inoltre, ha sollevato alcune questioni economiche legate al fratello di Liliana: “Lui gira in Mercedes, compra appartamenti, mentre Liliana lo aiutava economicamente. Noi, invece, avevamo una macchina di seconda mano e cercavamo di risparmiare in ogni modo”.

A proposito delle accuse dirette di Sergio, che lo ritiene l’assassino della sorella, Visintin ha replicato: “Non mi piace essere accusato ingiustamente. Se ha delle prove, vada in Procura a denunciarlo ufficialmente anziché limitarsi a diffamarmi pubblicamente”.

Dal canto suo, Sergio Resinovich non arretra di un passo e continua ad accusare apertamente il cognato. “Finalmente abbiamo una verità: ora aspettiamo giustizia. Non dimentichiamo che un assassino è ancora libero”, ha dichiarato sempre ai microfoni di Quarto Grado. Per lui, il principale sospettato resta l’ex marito, e il movente potrebbe essere sia economico che passionale. “Visintin non voleva essere lasciato solo, non aveva i mezzi per mantenersi. Non lo considero nemmeno un uomo”, ha aggiunto senza mezzi termini.

I dubbi sull’alibi di Sebastiano Visintin

Gli investigatori stanno analizzando attentamente gli alibi dei possibili sospettati, con particolare attenzione agli spostamenti di Sebastiano Visintin nella mattina del 14 dicembre, giorno della scomparsa di Liliana. L’orario del decesso della donna è stato collocato tra le 8:00 e le 12:00.

Un aspetto sospetto riguarda un vuoto temporale tra le 9:12 e le 12:13 nel telefono di Visintin. L’uomo ha dichiarato di trovarsi in un laboratorio di coltelli, un luogo dove la ricezione del cellulare sarebbe stata assente. Tuttavia, secondo la dottoressa Marano, consulente della famiglia Resinovich, questo non basta a scagionarlo: “Se il suo alibi si basa sui video registrati con la GoPro, cade immediatamente, poiché la morte di Liliana si sarebbe verificata prima di tali riprese”.

Le anomalie nei dati telefonici e nei consumi elettrici

Le analisi tecniche hanno evidenziato un buco di tre ore nei dati del cellulare di Visintin. La dottoressa Marano ha sottolineato che si tratta di un’anomalia significativa: “Dal primo dicembre in poi, il telefono di Sebastiano ha sempre generato traffico dati ogni volta che agganciava una cella. L’unico giorno in cui si registra un’assenza totale di dati è proprio il 14 dicembre, giorno della scomparsa e del decesso di Liliana”.

In aggiunta, è stato rilevato un consumo di energia elettrica particolarmente basso in quel lasso di tempo, un dettaglio che potrebbe suggerire che nessuno fosse effettivamente presente nel laboratorio in quelle ore. La consulente ha spiegato che è stata richiesta una verifica tecnica approfondita, ma al momento non è stata ancora effettuata.

La replica di Visintin

Di fronte a queste accuse, Visintin ha ribadito la propria versione dei fatti: “Ho già spiegato molte volte che le mura del laboratorio sono spesse e che la ricezione del telefono è scarsa. Quando mi addentravo nel laboratorio, il cellulare semplicemente non prendeva”.

Il caso rimane aperto, e gli inquirenti continuano a cercare elementi concreti per risolvere il mistero della morte di Liliana Resinovich. Restano molte domande senza risposta: cosa è successo esattamente quella mattina? Qual è il vero movente dell’omicidio? E soprattutto, chi ha tolto la vita a Liliana?

Le indagini proseguono, mentre l’opinione pubblica attende con ansia sviluppi che possano finalmente portare alla verità e alla giustizia per Liliana Resinovich.