A quasi vent’anni dal delitto di Chiara Poggi, uno dei casi di cronaca più discussi in Italia torna al centro dell’attenzione. Mentre si attende la chiusura definitiva delle ultime indagini da parte della Procura di Pavia, una delle ipotesi alternative più controverse viene nuovamente messa in discussione: quella del cosiddetto “killer in giardino”.
L’ipotesi dell’agguato all’esterno

Secondo questa ricostruzione, già emersa durante i processi, l’assassino non sarebbe stato una persona conosciuta dalla vittima, ma un intruso rimasto nascosto nel giardino dell’abitazione. L’uomo avrebbe approfittato di un gesto quotidiano – l’apertura della porta per far uscire i gatti – per introdursi in casa.
In questo scenario, anche la disattivazione dell’allarme alle 9:12 sarebbe stata interpretata come un semplice atto domestico, non collegato all’arrivo dell’aggressore.
La posizione dei giudici: ipotesi “fantasiosa”
Questa teoria, però, non è nuova ed è già stata esaminata e respinta nei procedimenti giudiziari. Nelle motivazioni della sentenza definitiva, i giudici della Corte d’Assise d’Appello bis hanno definito l’ipotesi di un aggressore sconosciuto come “fantasiosa e astrusa”.
Secondo la ricostruzione accolta in via definitiva, Chiara Poggi aprì la porta a una persona che conosceva e di cui si fidava. A supporto di questa tesi vengono citati diversi elementi: l’assenza di segni di effrazione, il fatto che la vittima fosse ancora in pigiama e il mancato tentativo di difesa.
Il nodo dei gatti: il dettaglio decisivo
A smontare ulteriormente l’ipotesi del killer in giardino è un elemento concreto emerso già all’epoca: i gatti erano dentro casa.