sabato, Luglio 18

Famiglia nel bosco, primo pranzo di Nathan nella nuova casa: giovedì i genitori in Tribunale

La storia della famiglia nel bosco di Palmoli si arricchisce di un nuovo capitolo: il primo pranzo di Nathan Trevallion nella nuova casa messa a disposizione gratuitamente dalla famiglia Carusi di Ortona. Un momento vissuto con serenità e speranza, proprio alla vigilia dell’udienza decisiva fissata per il 4 dicembre dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila, dove saranno ascoltati i genitori dei tre bambini momentaneamente allontanati.

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Il gesto solidale della famiglia Carusi sta avendo un impatto forte non solo sulla quotidianità della coppia anglo-australiana, ma anche sul clima attorno al caso: un intreccio di sostegno, amicizia e battaglie legali che continua a mobilitare l’opinione pubblica.

Il primo pranzo nella nuova casa: “Un gesto di stima”

Nathan è arrivato nella nuova abitazione all’ora di pranzo, accolto da Armando Carusi e dalla figlia Leonora, nutrizionista e chef impegnata nella creazione di una fattoria didattica chiamata Villaggio nel bosco. Ad attenderlo, un piatto di pizzoccheri fatti a mano, preparati proprio da Armando.

«È stato un pranzo molto piacevole» racconta Leonora. «Mio padre ha cucinato per Nathan e abbiamo parlato della casa e delle migliorie possibili. Ha accolto con apertura l’idea di usare stufe elettriche la notte, se necessario. Capisco il suo desiderio di crescere i bambini in un ambiente naturale, dove comunque socializzano. Credo sia un gesto di amore genitoriale».

Un incontro che, secondo la stessa Leonora, sembra quasi scritto dal destino: «Sto aprendo una fattoria didattica in un bosco, e l’ho chiamata proprio Villaggio nel bosco. Quando ho saputo della loro storia, ho sentito che dovevo offrire la casa».

Un legame che cresce: “Quando sarà finita, Nathan mi aiuterà con l’orto”

Il clima fra le due famiglie è ormai di amicizia sincera. Armando Carusi non nasconde la sua stima per Nathan: «Più lo ascolto e più mi piace. Vivere in campagna non è cosa fuori dal mondo: l’ho fatto anche io. Quando finirà questa storia, verrà a darmi una mano con l’orto».

Un rapporto di solidarietà e vicinanza che, secondo i Carusi, potrà aiutare la famiglia Trevallion a superare questo periodo difficile.

Giovedì l’udienza al Tribunale dei Minori

Il momento decisivo sarà il 4 dicembre, quando il Tribunale dell’Aquila ascolterà tutte le parti coinvolte. I genitori, accompagnati dagli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, cercheranno di convincere i giudici che non sussistono più i presupposti che portarono, il 20 novembre, all’allontanamento dei bambini.

Non è escluso che i magistrati, pur avendo convocato le parti per un confronto, valutino una revisione o persino un annullamento della misura.

Il ricorso alla Corte d’Appello: i sei punti contestati dai legali

Nel frattempo, i difensori hanno presentato un ricorso urgente alla Corte d’Appello dell’Aquila, Sezione Minori, chiedendo una sospensione immediata dell’ordinanza e il rientro dei bambini.

Il ricorso si fonda su sei elementi principali:

  • Mancata assistenza linguistica: i genitori non avrebbero compreso appieno il provvedimento per via della conoscenza limitata dell’italiano.
  • Condizioni della casa: la coppia ha già avviato i lavori per i servizi igienici e l’ampliamento degli spazi.
  • Accertamenti sanitari: ritenuti dai genitori troppo invasivi, sostituiti da una forma di tutela psicofisica usata nei paesi anglosassoni.
  • Percorso educativo: è stato presentato materiale che dimostra la regolarità dell’istruzione parentale.
  • Socializzazione: i minori, sostengono i legali, non sarebbero affatto isolati.
  • Esposizione mediatica: la famiglia avrebbe cercato la stampa solo per difendersi, non per strumentalizzare i bambini.

I legali hanno chiesto anche una misura urgente “inaudita altera parte”, cioè una decisione immediata senza attendere l’udienza, per evitare ai minori ulteriori traumi.

La Corte d’Appello ha ora 60 giorni per pronunciarsi.

Verso il Natale: la speranza del ricongiungimento

Leonora Carusi spera che i bambini possano tornare a casa entro dieci giorni: «Tutti sogniamo un Natale insieme, in famiglia, davanti a un altro pranzo. Sarebbe il regalo più bello.»

Intanto, Nathan e Catherine continuano a collaborare con i servizi sociali e a preparare tutto il necessario nella nuova abitazione. Una casa che potrebbe diventare finalmente il luogo sereno in cui ricominciare.